Vino Franciacorta, la tendenza che conquista tutti

Vino  Franciacorta, la tendenza che conquista tutti

Ad ogni evento o aperitivo che voglia fregiarsi del titolo di esclusività, appare un calice di Franciacorta.

Moda? Scoperta sensata? Alternativa all'ormai trito e ritrito Champagne?

Questo vino italiano da qualche anno è ormai tra i più richiesti o serviti nei locali di tendenza, e chiunque abbia frequentato qualche evento mondano oppure il corso degustazione vino Roma, avrà notato la sua presenza nella lista vini top.

Non un semplice spumante

È bene saperne di più, quindi, su questo vino che possiede delle caratteristiche ben definite, non semplicemente attribuibili ad uno spumante italiano classico che vuole rendersi alternativo per brindisi e pasteggi.

Anche se si tratta di un vino “bollicine” come vengono definiti i vini soggetti a spumantizzazione, questo vino possiede peculiarità tutte sue, e non può essere solo definito “lo Champagne italiano” come molti commentano alla sua degustazione.

La presenza di anidride carbonica e la morbidezza nel gusto, lo rendono certo vicino al suo modello francese, ma il Franciacorta deriva da una coltivazione ben differente.

Le Franche Corti, territorio in cui nasce questo vino, sono quelle situate tra Brescia e il Lago d'Iseo, in Lombardia, dove era in atto da secoli un'ampia coltivazione vitivinicola di Pinto Nero di Franciacorta.

Negli anni Sessanta si pensò che questo Pinot potesse solidamente reggere il confronto con il Pinot della Marne francese, e si inizio a coltivare e vinificare, in modo attento ai risultati di questi vini di qualità.

La produzione

Il disciplinare del Franciacorta, ovvero le regole secondo cui si può produrre questo vino, prescrivono che siano ammessi solo vitigni di Chardonnay o di Pinot Nero, a cui si possono aggiungere eventualmente uve del vitigno Pinot bianco, fino ad un massimo del 50% nella produzione.

La prima fase del fermento avviene con il lievito che mangia lo zucchero, trasformandolo in alcol, e formando successivamente anidride carbonica che, rimane sciolta all'interno della bottiglia data l'alta pressione.

Nel momento in cui si apre la bottiglia, l'anidride carbonica subisce un calo di pressione e torna allo stato gassoso, dando vita alle celebri bollicine

Nel Franciacorta la permanenza dei lieviti sul vino sarà molto lunga, 18 mesi per i multi-vintage e 30 mesi per i millesimati, le riserve arrivano a 60 mesi.

Ad oggi, il Franciacorta è annoverato tra i 10 vini di qualità europei insieme al Cava spagnolo e allo Champagne francese, e non necessita neanche di riportare la dicitura DOCG.

La tendenza di bere Franciacorta

Si tratta del vino prediletto dal mondo della moda, a Milano in particolare, è amato negli ambienti esclusivi del lusso, anche per il suo stile italiano – un vino senza trucco, elegante ed eccelso nella sua semplicità.

Strutturato ma delizioso al palato, risulta equilibrato tra l'acidità naturale e l'anidride carbonica contenuta, che crea un'effervescenza continua. Il suo profumo è ricco di note fruttate e sentori floreali, specie nei vini giovani, mentre un Franciacorta maturo potrà sprigionare note complesse tra spezie e frutta tostata, fino ai sentori di frutta rossa nel rosé.

Un vino raffinato, brillante anche al colore, e questo ne fa un must anche estetico…

Chi sceglie di bere Franciacorta, deve scegliere tra le qualità differenti, secondo il grado zuccherino, che va dai 3 grammi per litro del Nature, fino al 50 grammi per litro del Demi-sec.

Si può selezionare una degustazione vini con Franciacorta Nature, Extra Brut, Sec, Demi-sec e Pas dosé (senza aggiunta di zuccheri, versione secca e asciutta).

Tra i Franciacorta da scegliere ci sono anche i Satén (Brut), i Cuvée speciali, le Riserve, i Blanc de blancs, i rosé e i millesimati (prodotti da uve di un'unica annata).

Per chi deve selezionare il proprio Franciacorta preferito, ovviamente il consiglio è di assaggiarli tutti!

Il costo della qualità, le annate e i prezzi del Franciacorta

A seconda dell'annata e della tipologia di questo vino, il costo di una bottiglia ovviamente sarà vario, e sappiamo che le ottime annate arrivano anche intorno ai 100 euro, mentre un ottimo Satén può costare anche meno di 50 euro, e un Berlucchi Cuvée Imperiale Brut può anche essere accessibile intorno ai 30 euro.

Tra i più costosi Franciacorta c'è il celebre millesimato Ca' Del Bosco di Annamaria Clementi, o il Bellavista Riserva di Vittorio Moretti Extra Brut.

Dovendo scegliere tra quelli più accessibili, ci sono anche case di produzione come Enrico Gatti, il cui Franciacorta Satén millesimato si trova anche a 20 euro, oppure una Prima Cuvée Brut di Monte Rossa a circa 15 euro e un Franciacorta Pas Dosé Riserva Baiana delle Tenute La Montina a circa 30 euro.

Tra le case di produzione Franciacorta più celebri ci sono Ca' del Bosco, Mosnel e San Cristoforo, alla ribalta quest’ultimo anno per la loro qualità.

Abbinare il Franciacorta

Un vino che va servito spesso con aperitivi, crudité, salumi e formaggi morbidi, lieviti e pesce. Fresco, leggero, il suo sapore intenso accompagna bene degli sfizi, piuttosto che delle vere e proprie cene, anche se ben si abbina con carni bianche, primi e antipasti di pesce, in particolare crostacei e molluschi; ottimo anche con i carpacci di salmone e tonno, risotti mantecati.

Va servito a circa 4°C, in un calice ormai detto calice Franciacorta, studiato per esaltarne le caratteristiche, dalla forma a tulipano arrotondato e slanciata. In molti, però, pensato che anche una classica flute non sia da disprezzare, anzi esalti le bollicine che il calice Franciacorta non ravviva.

E il dubbio viene, perché senza bollicine… che brindisi di tendenza è?

Le cantine per il vino

Le cantine per il vino

Una cantina realizzata a regola d’arte deve avere necessariamente alcuni requisiti e canoni precisi relativi alla temperatura, alla luce, all’odore, allo stato di umidità e al posizionamento delle bottiglie. Produrre vino richiede quindi una certa attenzione riguardo i locali dove viene conservato e comporta la conoscenze di alcune tecniche in modo da aumentarne la qualità e il pregio.

Caratteristiche di una cantina

Per ottenere un ottimo vino è bene che la temperatura all’interno dei locali si mantenga costante per tutto l’anno in quanto i cambiamenti repentini influiscono sulla qualità del vino e portano a rapidi processi di ossidazione. Un metodo molto comune e ideale per mantenere la giusta temperatura è quello di creare una cantina di almeno 4 metri sotto il livello del suolo. Un altro importante elemento da tenere in considerazione riguarda il grado di umidità che va tenuto sotto controllo grazie alla consultazione di un igrometro, questo dovrebbe sempre mantenersi all’80% per assicurare una conservazione esemplare del prodotto. Anche la luce è rilevante per ottenere vini di qualità e l’ambiente ottimale è al buio in quanto la luce può provocare l’invecchiamento precoce del liquido. E’ essenziale poi che non siano presenti nell’ambiente odori sgradevoli in quanto il vino ha la capacità di assorbire altri odori alterandone così l’aroma originaria. Per ogni tipologia di vino esistono inoltre delle posizioni più adatte di altre, nel caso di spumanti ad esempio l’orientamento migliore è orizzontale, mentre per i vini giovani si consiglia una posizione verticale. In genere per sigillare le bottiglie vengono utilizzati i tappi in sughero che presentano rilevanti proprietà impermeabili e isolanti, la maggior parte di questi materiali provengono dal Mediterraneo e sono disponibili sul mercato a prezzi accessibili.

Le cantinette

E’ possibile creare cantine ad uso personale dentro la propria casa avendo cura di installare un apposito termometro in grado di mantenere la temperatura programmata tutto il giorno e la notte, l’importante è sempre mantenere un ambiente buio con aria fresca dando un attenzione particolare ai vini pregiati e da collezione. Le cantine per il vino devono essere situate sempre in un locale pulito che non presenta tracce di muffe sulle pareti, si può intervenire sugli intonaci usando calce spenta sciolta in acqua e contribuendo così ad un isolamento maggiore.

I migliori vini

I migliori vini pregiati provengono in larga parte da una produzione italiana e sono apprezzati in tutto il mondo, le Regioni conosciute per un’ottima produzione sono specialmente la Sicilia, la Sardegna, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia. Tra i vini sardi più apprezzati troviamo il tipico Cannonau di Sardegna e il Vermentino di Gallura, in Toscana abbiamo il Chianti Classico e il Brunello di Montalcino, in Emilia Romagna spicca il Lambrusco di Sorbara, in Liguria il tradizionale Cinque Terre, in Puglia il Salice Salentino, e via dicendo. Tutte queste specialità made in Italy sono prodotte selezionando le qualità più pregiate di uva e con una cura particolare alla loro conservazione in ambienti adatti e ricchi di umidità.

Rum Ron Zacapa, caratteristiche, qualità ed abbinamenti

Rum Ron Zacapa, caratteristiche, qualità ed abbinamenti

Il Rum Ron Zacapa è un distillato particolarmente apprezzato dai cultori di rum per via del suo processo di invecchiamento ad alta quota che lo rende un prodotto suggestivo e affascinante. Esso è il risultato di una combinazione unica del territorio, ponendosi come una valida alternativa ai rum industriali proprio per qualità e per relativi processi di fermentazioni dal carattere decisamente naturale. Infatti questo distillato rientra per caratteristiche e preparazione nella categoria dei rum agricoli. Il solo processo di invecchiamento risulta assai affascinante come anche le fasi della coltivazione delle canne da zucchero che devono essere curate solo in zone che hanno queste due caratteristiche, e cioè un suolo di origine vulcanica e un clima tropicale, che insieme determinano una altissima concentrazione zuccherina. La qualità del prodotto sarà dunque il frutto di un’attenta lavorazione dalla fase della coltivazione fino a quella del noto invecchiamento ad alta quota. Zacapa produce 4 differenti rum: il Ron Zacapa 23, il Ron Zacapa Edicion Negra, il Ron Zacapa XO della Solera Gran Reserva e il pregiato Ron Zacapa Royal.

Il primo, il Ron Zacapa 23, è un distillato estratto dal succo di canna da zucchero, invecchiato con il noto sistema Solera e cioè in botti di rovere che hanno in precedenza contenuto del bourbon whisky. Esso viene denominato 23 perché è ottenuto da una combinazione di rum invecchiati fino a 23 anni. Uno dei suoi punti di forza è la sua grande struttura aromatica con una leggera sensazione speziata che poi si trasforma in qualcosa di dolce nel finale di vaniglia e mandorla capace di avvolgere il palato con delicati sentori di sherry e legno.
Il secondo, il rum Zacapa Edicion Negra, è un’edizione speciale creata dalla Master Blender Lorena Vasquez, imbottigliato ad una gradazione di 43° rinomato per il suo carattere autorevole e per le sue note affumicate e per il suo gusto deciso ed intenso con un sentore dolce meno marcato, di legno e frutta secca con finale avvolgente di legno e tabacco. Il terzo, il Ron Zacapa XO, è particolarmente apprezzato per il suo gusto profondo ed elegante probabilmente perché nell’ultima fase dell’invecchiamento giace in barili di cognac francese che gli conferiscono quella personalità e quella finezza aromatica che lo collocano in una sfera superiore rispetto ai precedenti prodotti. Esso è ottenuto da una combinazione dei più pregiati rum invecchiati fino a 25 anni, con lo scopo di assicurare una perfetta armonia tra complessità e gusto. Ciò è reso possibile dalla qualità delle materie prime dato che questo rum è ottenuto partendo dal succo di canna da zucchero che viene fatto fermentare con lieviti di ananas. Generalmente queste tipologie di rum vengono abbinate a dolci al cioccolato, ma anche a gustosi maron glacès o a barrette di cioccolato alla vaniglia per esaltarne il gusto intrinseco.

L’Italia alcolica: ecco i drink più bevuti dagli italiani

L’Italia alcolica: ecco i drink più bevuti dagli italiani

Nonostante in Italia non si bevi quanto in alcuni paesi del nord Europa, anche noi abbiamo una notevole cultura del bere, legata stereotipicamente al vino e quelle bevute che si fanno dopo mangiato, in compagnia, con calma.
Ma la moda dell’aperitivo è arrivata e filtrata nella nostra cultura da un pezzo, ecco quindi il fioccare dei bar che offrono aperitivi ed apericene, assieme ad una vasta scelta di cocktail che si amplia sempre di più con il passare del tempo. Ma quali sono i drink che resistono nel cuore degli italiani? I più ordinati, a scapito delle mode?

Nel caso tu voglia imparare tutti i trucchi e i segreti per preparare questi e altri fantastici cocktail il nostro consiglio è quello di fare un percorso completo in una scuola barman Roma.

Vediamo insieme la lista completa:

Moijto

Un evergreen, uno dei cocktail più amati dallo scrittore Ernest Hemingway, il mojito vede la sua nascita nel bar “La Bodeguita del medio” a L’Avana, per opera del barman Angel Martinez nel 1942. Sembra che il nome derivi dal termine “Mojadito” che in spagnolo vuol dire bagnato.
Per fare il mojito:

  • 50 ml di rum bianco   
  • 6/8 foglie di menta
  • Acqua gassata
  • 2 cucchiaini di zucchero di canna
  • Ghiaccio

Negroni

Nato nella Firenze degli anni 20, sotto richiesta del conte Camillo Negroni che, stanco dell’Americano chiese al barman Fosco Scarselli una spruzzata di gin al posto del seltz nel suo aperitivo. Da quel momento in molti iniziarono a chiedere “L’Americano alla maniera del conte Negroni” fino a renderlo uno dei cocktail più conosciuti.

Per fare il Negroni:

  • 25 ml di London Dry Gin
  • 25 ml di Campari Bitter
  • 25 ml di vermouth rosso
  • Ghiaccio

Cuba Libre

Molte storie girano attorno all’invenzione di uno dei cocktail più ordinati al banco. La più famosa dice che il Cuba Libre nacque per festeggiare l’indipendenza di Cuba dalla Spagna, ottenuta grazie all’aiuto degli Stati Uniti. Si decise quindi di mescolare la Coca Cola, prodotto americano, con il rum, prodotto cubano per unire simbolicamente i due paesi.

Per fare il Cuba Libre:

  • 5 cl di rum bianco
  • 10 cl di Coca Cola
  • 1 cl di succo di lime
  • 1 fetta di lime

Piña Colada

La Piña Colada è un cocktail tipico di Porto Rico, dove si dice sia stata creata da Don Ramon Portas Mingot, che tentava di ideare un cocktail originale a base di frutta. Si pensa che comunque nei Caraibi fosse già conosciuta una variante chiamata Ananas Colada.

Per fare la Piña Colada:

  • 3 cl di rum bianco
  • 9 cl di succo di ananas
  • 3 cl di latte di cocco
  • Ghiaccio
  • 1 fetta di ananas per guarnire

Franciacorta DOCG: un’ eccellenza che inizia già  dal nome

Alla stessa stregua dello Champagne in Francia, il Franciacorta è l’unico spumante italiano che può legittimamente essere identificato con il solo nome, senza altri termini o parole qualificanti.

Un’eccellenza che inizia già dal nome di questo prodotto che risulta essere il primo ed unico spumante brut italiano, vinificato con il metodo della rifermentazione in bottiglia ad essersi fregiato, fin dal 1995, della Denominazione di Origine Controllata e Garantita, il riconoscimento più importante che viene riservato per un vino.

Questo vino è quindi un tutt’uno con una precisa regione geografica, la Franciacorta per l’appunto, dove nasce grazie alle vigne che crescono in questa particolare zona della provincia di Brescia e ai produttori che, distribuiti nei venti comuni che fanno parte del comprensorio che si identifica con questo prodotto, si identificano con la sua etichetta e con il particolare metodo di vinificazione.

Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, quest’ultimo fino ad un massimo del 50%, sono le uve che danno origine ad un connubio tra tipicità, territorio e metodo di produzione che ha pochi eguali nel mondo tanto da sottolineare in maniera marcata l’unicità del prodotto Franciacorta.

È possibile acquistare online qualsiasi Franciacorta DOCG in negozi come Origini che prestano un occhio attento ai vini provenienti dalla Lombardia, regione trainante dell’economia italiana, da sempre identificata con ampie aree di insediamenti industriali ma che vanta una vocazione vitivinicola da non sottovalutare, come l’eccellenza di questo spumante inconfondibile, prodotto con il Metodo Classico in una zona che presenta un microclima che grazie alla presenza del lago d’Iseo che mitiga un clima altrimenti rigido, e di brezze dovute alla vicinanza con la pianura Padana che evitano pericolosi ristagni di umidità.

Ci troviamo quindi di fronte ad un prodotto non replicabile, che racchiude al suo interno tradizioni e legami con il territorio d’origine, con un disciplinare severo che esclude dal riconoscimento come Franciacorta uve prodotte da vitigni presenti su terreni non adeguatamente soleggiati o posti a fondovalle, impianti in zone con mota umidità dovute alla vicinanza di torrenti, fiumi o ristagni d’acqua.

La vinificazione del Franciacorta DOCG, come già accennato precedentemente, avviene con il metodo tradizionale, quello della rifermentazione in bottiglia o Metodo Classico che poi risulta lo stesso utilizzato da tre secoli per lo Champagne, che prevede l’induzione del secondo processo di fermentazione (per un minimo di 18 mesi) attraverso l’introduzione di zuccheri e di selezionati lieviti con la conseguenza di avare l’anidride carbonica prodotta intrappolata fin dall’inizio in bottiglia.

Il disciplinare del Franciacorta prevede tre versioni di questo vino spumante: bianco, rosé e satèn, quest’ultima molto particolare ed unica che rivela impressioni gustative particolari, sensazioni più morbide e rotonde, quasi delicate e setose.

Caratterizzato da una spuma fine ed intensa, spiccatamente cremosa se parliamo del satèn, il Franciacorta DOCG distingue, in totale, cinque diverse tipologie:

  • Franciacorta
  • Franciacorta Satèn;
  • Franciacorta Rosé;
  • Franciacorta millesimato;
  • Franciacorta riserva

Dal colore trasparente e limpido, un finissimo perlage, profumi delicati ampi e persistenti il Franciacorta si presenta in tutta la sua unicità come uno degli spumanti più apprezzati al mondo, originale prodotto di una fertile regione collinare all’interno di una realtà territoriale proiettata con forza verso il terzo millennio come la Lombardia.

CUORE E GUSTO

 

 

Cuore e Gusto, Devis Pinto e Gabriel Davide Cucco, un fil rouge che lega con un linguaggio identico la cucina del nuovo Ristorante Cuore e Gusto, basata principalmente sulla materia prima, con il rito quotidiano della spesa che li porta fra le bancarelle del mercato, l’occhio attento ai prodotti della terra, la stagionalità della verdura e il pesce che arriva ogni giorno dalle barche dei pescatori.

Nel locale totalmente white parlano i colori e i sapori, in cucina piatti della tradizione arricchiti dalla ricerca e dalle nuove tecniche, tanta attenzione al contemporaneo ma l’occhio ben fermo alla storia, per non farsi fagocitare da tendenze destinate a diventare moda per venir poi abbandonate di lì a poco, piatti che parlano un linguaggio fatto di prodotti di mare e di terra, naturali, dove si trovano attente cotture e accostamenti rigorosi mirati alla valorizzazione di ogni ingrediente, e dove il “rispetto” per la natura diventa fondamento di ogni proposta, piatti tradizionali per un vero e proprio percorso di gusto  per una clientela  che desidera  provare consistenze e sapori nuovi.

Gabriel Davide Cucco, il Titolare, che esordisce dicendo:  amicizia, condivisione e buon cibo sono sempre andati di pari passo, ho esperienze diverse in giro per il mondo, per me il cibo è condivisione e creatività, tradizione e ricerca. Cuore e gusto, la cucina si fa con il cuore, coinvolgendo i ricordi, deve raccontare le esperienze di chi cucina ma anche i sogni, le emozioni, ogni piatto deve raccontare la passione e la competenza nella misura in cui è rappresentato come gustoso e invitante. Ho voluto creare Cuore e Gusto dove il cibo profumasse di terra, l’odore di casa mia, dove rinasco mille volte, ogni volta che entro nel mio locale, trovo sapori antichi, che fanno parte della mia vita, che mi accompagnano in ogni evento cadenzando i momenti, fanno ridere la mia anima e mi accompagnano fra la gente.

E ci presenta il giovane chef Devis Pinto, il paradigma di una cucina semplice, figlia della memoria, i prodotti al centro del piatto, segnati con eleganza da tocchi d’inventiva, una cucina eccezionale di cui il giovane chef è padrone, una base di cucina classica con la sorpresa di piccole variabili geniali per sapori inattesi, il filetto di maiale in crosta di sesamo con coulis di melograno e infuso di gingseng, ribes e vaniglia, le sfumature di un calamaro, l’uovo tra sogno o realtà, il baccalà in sous-vide, con i coralli di mare, il Brownie a cui non puoi resistere, lo chef è la testimonianza di come la cucina, interpretata con fantasia, possa trasformare i piatti della tradizione in momenti di emozioni e che la cucina stessa, come l’arte, sia la cultura di un popolo e di come un talento innato possa emergere in autonomia, al di là di guide e  stampa di settore, un talento innato per trasformare antichi sapori in nuove e voluttuose emozioni.

Ristorante Cuore e Gusto

Via Codigoro 30 – 06/52378038

Roma, zona Vitinia

Testo: Cristina Vannuzzi

Crediti ph: Stefano Mileto

www.ilfotografodeglichef.it

 

Giacomo Tachis e l’Enologia Colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata

Giacomo Tachis e l’Enologia Colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata

Ina D’Agata, direttore scientifico Vinitaly International Academy; Stevie Kim, Managing Director Vinitaly International; Ilaria Tachis, figlia di Giacomo Tachis; Giovanni Mantovani, Direttore Generale VeronafiereIna D’Agata, direttore scientifico Vinitaly International Academy; Stevie Kim, Managing Director Vinitaly International; Ilaria Tachis, figlia di Giacomo Tachis; Giovanni Mantovani, Direttore Generale Veronafiere

Verona, 13 aprile 2016 – “Dell’enologia colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata, fondata su un’eccezionale sensibilità”. Potrebbe esser questo l’incipit di un “testamento”, con i lasciti al mondo del vino di uno dei più grandi enologi italiani: Giacomo Tachis, più che l’uomo del “Rinascimento” del vino italiano, uno “scienziato”, che, in punta di piedi, con la sua professionalità, e passione per la conoscenza del passato, ha gettato le basi di ciò che si sarebbe compiuto, e compreso, solo più tardi. Cinquant’anni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore (Verona, 10-13 aprile; www.vinitaly.com), e sarà la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se l’enologia colta è, senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia, alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi più celebri “Super Italians”, i vini italiani “fuori dagli schemi” (in “Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie”, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona), ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dell’enologia italiana, e che rappresentano l’eredità tecnica di uno dei suoi “padri fondatori”.

Ilaria Tachis al Vinitaly 2016Ilaria Tachis al Vinitaly 2016

“I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis – ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Montovani – è un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche più intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalità straniere – prosegue Mantovani – non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo”.

Degustazione dedicata a Giacomo Tachis durante Vinitaly 2016:Degustazione dedicata a Giacomo Tachis durante Vinitaly 2016

Giacomo Tachis nel suo percorso professionale e umano ha sviluppato uno spirito rinascimentale perché non ha mai anteposto la tecnica all’anima della terra, piuttosto è rimasto con i piedi ben piazzati a terra, nella consapevolezza della forza della natura, con una visione dell’enologia non finalistica, ma olistica: produrre vino come una parte del Creato. Ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto “Rinascimento” del vino italiano – attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in un’immagine innovativa dell’Italia evocatrice di qualità – già in atto, forse in modo sotterraneo, fin dall’inizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta è la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello è uscito con l’annata 1971. Dalla Toscana, la sua patria d’adozione, fino a molti dei territori dell’Italia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dall’attrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo all’esplosione enoica dell’isola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi.

Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano tra i contributi più preziosi al successo dei nostri vini, metodologie ormai “codificate”, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dell’enologia moderna di Bordeaux. Dall’uso sistematico della fermentazione malolattica, per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse, all’invecchiamento in barrique, come vaso vinario in cui la micro-ossidazione è perfetta ed è data dall’equilibrio tra quantità di vino e superficie di contatto con il legno, dalla considerazione della catena terpenica per l’estrazione massima delle componenti aromatiche, che raccomandava doversi fare con le criomacerazioni, alla frequenza della luce per attivare la fotosintesi, su cui fondava la supremazia del vino italiano su quello francese, Tachis ha “risintonizzato” l’Italia enoica con i tempi.

Ma, soprattutto, ogni suo vino è stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna. Solo così la tradizione stessa diventa il vero strumento dell’innovazione. Enologo certo, ma Tachis è stato senz’altro qualcosa di più. Un umanista, che sapeva citare Archestrato di Gela, poeta della Magna Grecia, come fondatore della gastronomia. Un po’ alchimista e un po’ scienziato era non solo un grande conoscitore della chimica e della biologia, ma anche un curioso viaggiatore attraverso i sentieri della storia e della letteratura.

L’eredità più preziosa che Tachis ha lasciato all’enologia non è quindi uno strumento tecnico, un’innovativa formula chimica, ma un nuovo sguardo, figlio di occhi diversi, arricchito anche di cultura classica, di cui è una summa la sua biblioteca (donata alla Fondazione Chianti Banca e che sarà a breve a disposizione di tutti gli studiosi, e parte del catalogo della Biblioteca di San Casciano Val di Pesa): un patrimonio di oltre 3.500 volumi e documenti, accanto ai suoi manoscritti. Giacomo che si definiva “mescolatore di vini”, ci ha insegnato che lo studio principale dell’enologia dovrebbe fondarsi sull’“interpretazione umana dell’uva”, e, oseremmo dire di quella Terra, che da poco, lo ha pacificamente accolto.

Servizio Stampa Veronafiere
E-mail: pressoffice@veronafiere.it | Twitter: @pressVRfiere | Web: www.vinitaly.com

Fonte: Giacomo Tachis e l’Enologia Colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata

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Il mastro distillatore della Michter, Pamela Heilmann, approva il rilascio del Bourbon 2017 di 10 anni

In una cerimonia tenutasi a New York lo scorso 28 febbraio, la rivista Whisky Magazine ha insediato Willie Pratt come 40° membro della sua Hall of Fame. L”unico altro nuovo membro della Hall of Fame quel giorno è stato Julian Van Winkle. ‘Willie è praticamente un”enciclopedia ambulante del bourbon ed è giusto rilasciare il nostro Bourbon di 10 anni in seguito alla sua nomina alla Hall of Fame’, ha detto la Heilmann. Questo rappresenta il primo lancio speciale di un bourbon della Michter durante il mandato di Pamela Heilmann come Mastro Distillatore.

‘Willie è fonte d”ispirazione per tutti noi che abbiamo avuto l”opportunità di lavorare insieme a lui’, ha detto Joseph J. Magliocco, presidente della Michter. ‘La qualità di questo formidabile bourbon decennale sottolinea l”impegno di Pam a sostenere gli standard incredibilmente elevati che Willie ha stabilito per tutti i rilasci di Michter’.

Con la promozione alla Michter nel 2016, la Heilmann è diventata la prima donna a servire come mastro distillatore in una distilleria della Kentucky Distillers” Association (Associazione delle distillerie del Kentucky) dal proibizionismo ad oggi. Prima dei suoi anni alla Michter, ha ricoperto il ruolo di Distillery Manager presso la distilleria Booker Noe, a quel tempo la più grande distilleria di bourbon al mondo.

Il prezzo al dettaglio suggerito negli Stati Uniti per una bottiglia da 750 ml di Bourbon di 10 anni della Michter è $120.

La distilleria della Michter si trova nella sezione Shively di Louisville, Kentucky, il cuore dell”industria del whisky americano. Produce quantità limitate di whisky molto apprezzati che sono stati soggetti a limitazioni nelle assegnazioni dei quantitativi perché la domanda ha superato l”offerta. Michter è famosa per il suo whisky di segale in barile unico, bourbon small batch, bourbon in barile unico e whisky americano small batch. Nel 2015, Michter è stata nominata settima Heritage Member (Membro della tradizione) da parte della Kentucky Distillers Association, diventando così il primo distillatore in 33 a ricevere questo onore. Per ulteriori informazioni, visitare il sito www.michters.com, e seguiteci su InstagramFacebook, e Twitter.

 

Contatto: Joseph J.   Magliocco

502-774-2300 x580

jmagliocco@michters.com

 

Immagini ad alta risoluzione sono disponibili su richiesta.

 

 

Foto – http://mma.prnewswire.com/media/480490/MICHTER_S_DISTILLERY.jpg

Foto – http://mma.prnewswire.com/media/480488/MICHTER_S_DISTILLERY.jpg

Logo – http://photos.prnewswire.com/prnh/20131119/NY19516LOGO-c

LOUISVILLE, Kentucky, 22 marzo 2017 /PRNewswire/ – poco tempo dopo l”induzione del mastro distillatore emerito della Michter, Willie Pratt, nella Hall of Fame della rivista Whisky Magazine, il mastro distillatore della Michter, Pamela Heilmann, festeggia l”occasione con il rilascio del Kentucky Bourbon Straight Single Barrel (barile unico) di 10 anni della Michter.

Noleggio food truck e realizzazione di un banchetto

 

 

Lo street food o food truck che dir si voglia, è una formula gastronomica vincente, di gran tendenza e successo. Negli ultimi tempi sta letteralmente spopolando ai matrimoni, ai banchetti pubblici, alle feste private ed in qualunque occasione mondana in cui si voglia creare un effetto scenografico pittoresco. Offrire ai propri invitati piatti di Grand Gourmet direttamente dal finestrone di un’ape car o di un carretto con bicicletta vintage è considerato da tutti molto chic. Che nessuno quindi creda che si tratti di una trovata spiritosa o, peggio, economica. Il food truck è un servizio di gran classe di tutto rispetto. Nessuno oggi si sognerebbe di fare a meno dei pittoreschi banchetti su quattro ruote ad un matrimonio. Anche solo per un ricco aperitivo. Non tutti i ristoranti o le agenzie di catering però sono ancora in grado di fornire un servizio eccellente. Per realizzare un buon ricevimento con lo street food, ovvero il cibo su quattro ruote, è necessario essere attrezzatissimi e fare le cose rispettando rigorosamente l’etichetta. A partire dal noleggio del food truck, dalla scelta delle pietanze, dall’attrezzatura per cucinare a vista ed il personale sufficientemente preparato.

Scelta degli automezzi da abbinare ad ogni piatto

Una volta deciso il servizio, non resta che scegliere tra i vari tipi di automezzo esistenti ed i singoli piatti da inserire nel menu. E qui la fantasia può spaziare incontrastata. L’importante è partire da un buon servizio di noleggio del food truck. Ossia puntare sul giusto abbinamento tra gastronomia e automezzi. Perchè se si deve fare la scelta più adatta al tipo di ricevimento e di invitati, il cibo deve essere necessariamente eccellente. Di solito si punta a stupire gli invitati con finger food, sushi, specialità folcloristiche o ingredienti d.o.c. L’importante è che furgoncini del cibo siano allestiti in modo impeccabile. Paradossalmente non devono dare l’idea di esporre cibo da strada. Il contrasto tra la prelibatezza del piatto e la raffinatezza dell’addobbo con la rozza ordinarietà delle quattro ruote deve essere netto.

Consigli per il noleggio del food truck

 Privilegiare la spettacolarità dei piatti e dei modi di prepararli ha sempre del fascino. Se si vuole rendere ogni evento un modo per intrattenere gli ospiti sotto tutti i punti di vista, allora il servizio completo di noleggio del food truck comprende anche gli effetti scenici di una lavorazione della mozzarella sotto gli occhi degli ospiti, di una cottura al fuoco vivo di pesce o carne ed una frittura di altre prelibatezze fatta al momento.

 

NERO IN VERTICALE

 

DEGUSTAZIONE GUIDATA A CURA DI ONAV BAT

NERO IN VERTICALE

 

 

La delegazione BAT dell’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino propone una cena con mini verticale di NERO (2010, 2005, 2003, 2001) dell’azienda agricola dei Conti Zecca.

Saranno presenti i Conti Zecca e l’enologo dell’azienda, Antonio Romano.

Nell’occasione sarà presentato in anteprima il Rodinò 2014, l’ultimo nato dell’azienda di Leverano.

La degustazione di annate diverse del medesimo vino, al fine di studiare la qualità delle singole annate e le potenzialità evolutive del vino stesso, sarà guidata dal Consigliere Nazionale ONAV Pasquale Porcelli e accompagnata dalla presentazione di piatti della cucina pugliese che ben si abbinano e ne esaltano le caratteristiche.

L’iniziativa dell’ONAV s’inserisce nel quadro di una attenta politica di promozione e diffusione della cultura del vino e, più in generale, di valorizzazione dei prodotti del territorio più tipici e rappresentativi d’Italia.

“Nero” è il prodotto di punta dell’azienda e il nome rievoca il colore del vitigno base di questo vino, la cui prima vinificazione risale al 1998, quando rappresentò una vera e propria innovazione poiché per la prima volta si dichiarava ed evidenziava la combinazione tra un vitigno autoctono (70% Negroamaro, due volte nero, niger mavròs, nero in latino e in greco) ed uno internazionale (30% Cabernet Sauvignon).

L’appuntamento è per venerdì 17 marzo a Trani, alle ore 20.30, presso l’Hotel Regia in piazza Duomo.

 

 

 

 

 

Per info e prenotazioni:

ONAV BAT

(345/9686350 – bat@onav.itwww.facebook.com/onavbat)