Enoturimo negli USA: una delle migliori destinazioni al mondo

Enoturimo negli USA: una delle migliori destinazioni al mondo

Spesso quando si parla di buon vino si tende sempre a far riferimento all'Europa eppure gli Stati Uniti, soprattutto negli ultimi anni, si sono piazzati tra il quarto e quinto posto nella produzione vitivinicola mondiale. Tra le principali regioni americane produttrici di vino c'è sicuramente la California, un territorio variegato che si caratterizza per la presenza di raffinate tenute vitivinicole, cantine alloggiate in ex granai riadattati e locali alla moda appositamente destinati alla degustazione di vini autoctoni. Ed è così che gli Stati Uniti, sempre più spesso richiamano turisti provenienti da tutte le parti del mondo e attratti dalla molteplicità e bellezza dei vitigni oltre naturalmente ad essere interessati alla degustazione dei vini prodotti. E se il primato, nella produzione vitivinicola, se lo aggiudica la California all'interno dell'esteso territorio statunitense occorre ricordare anche altre importanti Regioni, come l'Oregon, lo Stato di Washington, New York, il Michigan e la Virginia.

Il turismo enologico tra i vigneti degli Stati Uniti

Il turismo enologico, un fenomeno in grande espansione soprattutto negli ultimi anni e che sembra interessare sempre un numero maggiore di turisti, trova negli Stati Uniti varie Regioni d'interesse, tra cui:
– la California,con Napa Valley e Sonoma, si aggiudica il primo posto per quantità e qualità nella produzione vitivinicola degli Stati Uniti e per tutti i turisti appassionati di vino, che stanno pensando di trascorrere qualche giorno negli States, rappresenta decisamente la prima e più importante tappa;
– l'Oregon invece regala due diverse aree: Willamette Valley e Roseburg che, pur producendo una quantità di vino decisamente inferiore rispetto alla California, si contraddistinguono per la produzione di Pinot Nero di alta qualità;
– lo Stato di New York che nella regione di Finger Lakes, grazie al suo particolare clima, produce vini rinomati in tutto il mondo e oggetto di vari riconoscimenti;
– il Michigan la cui produzione vitivinicola si estende, per la maggior parte, lungo le rive del suo omonimo lago dove il particolare clima ha permesso la coltivazione di un vino che sembra riscuotere sempre più successo rendendo nota, al di fuori dei confini regionali, la produzione vitivinicola di questa zona;
– la Virginia si caratterizza invece per essere una delle Regioni con le più antiche tradizioni vitivinicole di tutti gli Stati Uniti, risalenti alla fine del XVIII secolo.

Come soggiornare negli Stati Uniti grazie al visto esta

Tutti gli amici spagnoli appassionati di vino, residenti in Italia, che stanno progettando una vacanza negli USA, non hanno bisogno del visto rilasciato dall'ambasciata o dal consolato ma per entrare all'interno del territorio statunitense sarà sufficiente essere muniti di un Visa Esta che può essere richiesto comodamente online sul sito www.visto-esta.es. Il visto-esta.es verrà rilasciato in tempi molto brevi (al massimo 3/4 giorni) e avrà una durata di 2 anni. Grazie a questo visto si potrà entrare negli USA e soggiornare per un periodo di:
– 90 giorni per ogni singolo soggiorno;
– 180 giorni complessivi nel corso di un anno solare.
Occorre inoltre ricordare che il visto-esta.es seppure ha una durata di due anni segue comunque la scadenza del passaporto, per cui se quest'ultimo scade prima dei due anni previsti per il visto dovranno essere rinnovati entrambi.

Il Ristorante Open di Antonello Colonna dentro Palazzo delle Esposizioni

Il Ristorante Open di Antonello Colonna dentro Palazzo delle Esposizioni

L’Italia è un paese dove notoriamente si mangia bene per la qualità dei prodotti e la quantità di produzioni autoctone di eccellenza. L’Italia è anche il paese in cui si concentra il maggior numero di chef stellati; uno dei nomi più rinomati, “stellati” e pluripremiati è quello di Antonello Colonna e tra i vari ristoranti di sua proprietà si ricorda uno degli ultimi e dal concept innovativo: il ristorante Open all’interno di Palazzo delle Esposizioni in Via Nazionale a Roma. Il turista che si trova ad alloggiare in un hotel in Via Nazionale (magari il Floris Hotel) non può perdere l’occasione di provare a pranzo o a cena uno dei ristoranti più rinomati della capitale.

Recensione sul Ristorante Open di Antonello Colonna

Il ristorante Open di Antonello Colonna si trova all’interno dello spazio “serra” del polo museale di Palazzo delle Esposizioni a Roma. Vi si accede da Via Milano 9/a e si viene introdotti in un ambiente moderno e luminoso dalle cui grandi vetrate è possibile ammirare la Basilica di San Vitale. Il ristorante è dotato anche di una caffetteria. Gli spazi sono organizzati su due livelli collegati tra loro:

  • Il primo livello ha una superficie di 320 metri quadrati ai quali si aggiungono 80 m2 di terrazza all’aperto e adibita anch’essa a ristorante;

  • Il secondo livello si distende su una superficie di 170 m2 e ulteriori 110 m2 di terrazza all’aperto.

Le cucine – disposte su 200 m2 – sono attrezzate per l’alta ristorazione e per regalare un’esperienza gastronomica di qualità e fascia alta.

L’ambiente è cangiante nelle sue atmosfere diurne e notturne: la sua naturale esposizione e luminosità, l’impiego di arredi trasparenti e materiali luminosi offrono un’esperienza di ariosità di giorno, mentre la sera gli effetti prismatici trasformano il locale in una sorta di lanterna urbana.

L’offerta gastronomica del Ristorante Open Colonna

Il ristorante Open Colonna propone una cucina creativa di alta fascia coniugando la romanità e la tradizione locali con la modernità e l’internazionalità. Nel menù spiccano:

  • Il cannolo di baccalà con panna acida e limone candito;

  • Le animelle al tamarindo, platano e vermouth;

  • Il pollo alla cacciatora con rigaglie e mais;

  • Mezzelune ripiene di polpo e patate con fegato grasso e olio alla cenere;

  • Carrè di agnello alla birra di cereali con supplì alla menta;

  • Gallinella di mare, anacardi e bruciato di cipolla;

  • Per dessert un biscotto ghiacciato con crema ai canditi.

La cantina del ristorante offre una selezione di oltre 1000 bottiglie di vino sia italiane che estere e oltre 100 etichette di origini laziali dei migliori produttori. Il Ristorante ha ottenuto diversi riconoscimenti tra cui  “2 Forchette” del Gambero Rosso, “2 cappelli” dell’Espresso, “1 Stella” Michelin, “3 Forchette” Guida Michelin.

Orari e prezzi del Ristorante Open Colonna

Il Ristorante è aperto tutti i giorni a pranzo dalle 12.30 alle 15.30 e a cena dalle 20.00 alle 23.00. Domenica sera è chiuso. Il lunedì è giorno di chiusura sia a pranzo che a cena. Il pranzo a buffet costa 15 € , mentre il brunch del sabato e della domenica – più abbondante –  costa 28 € per gli adulti, ridotto al 50% per i ragazzi fino a 12 anni e gratuito per i bambini fino a 6 anni.

I due maestri di Michter’s Pamela Heilmann e Andrea Wilson si uniscono per la presentazione di un bourbon invecchiato 10 anni

‘Sebbene la selezione del grano, la cottura, il lievito, la fermentazione e la distillazione siano tutti elementi critici, non sono tutto. Una gran parte della qualità del whisky deriva da ciò che avviene una volta che viene conservato nelle botti. Pam Heilmann e Andrea Wilson sono due fenomenali esperte di whisky alla guida del nostro team’, ha affermato il presidente di Michter”s Joseph J. Magliocco.

Sebbene la posizione di Maestro distillatore sia ben stabilita in Kentucky, la posizione di Maestro della maturazione è meno comune fuori dalla Scozia e dall”Irlanda. Il compito di Wilson è supportare Heilmann gestendo le specifiche delle botti, il loro approvvigionamento, i cicli di riscaldamento e il monitoraggio delle temperature del liquido durante l”invecchiamento, tenendo traccia della maturazione di botti particolari come quelle valutate per l”introduzione sul mercato di quest”anno del whisky invecchiato di 10 anni. Wilson afferma, ‘Avendo due Maestri, Michter”s riconosce l”esistenza di due fasi molto distinte nella realizzazione del bourbon del Kentucky. Sono estremamente onorata di poter assistere Pam’. Ampiamente rispettata per i suoi risultati nel mondo del whisky, Wilson è stata la prima donna di sempre a servire come Presidente dell”Associazione dei distillatori del Kentucky.

In quanto Maestro distillatore di Michter”s, Heilmann occupa la posizione di ‘Dottor No’ dell”azienda, con la responsabilità e l”autorità finale ad approvare tutti i prodotti introdotti sul mercato da Michter”s. Prima di entrare a far parte di Michter”s, Heilmann ha diretto la distilleria Booker Noe, a quel tempo la più grande distilleria di bourbon al mondo, dove era Direttrice di distilleria. ‘Il nostro obiettivo è creare il miglior whisky americano. Gli standard di Michter”s sono incredibilmente elevati e presentiamo qualcosa solo quando è pronto, non solo perché è invecchiato di 10 anni e un giorno’, afferma Heilmann. ‘È fantastico poter lavorare con qualcuno così esperto nella scienza del legno e del whisky come Andrea. Quando abbiamo assaggiato questo bourbon invecchiato di 10 anni, siamo state entrambe felici e molto entusiaste di introdurlo sul mercato quest”anno.’

Il prezzo al dettaglio consigliato negli Stati Uniti per una bottiglia da 750 ml di bourbon invecchiato di 10 anni di Michter”s è $120.

La distilleria Michter”s si trova nel quartiere di Shively in Louisville, Kentucky, il cuore del settore del whisky americano, e possiede una proprietà di 145 acri a Springfield, Kentucky dove coltiva il suo grano non GM per la realizzazione del whisky.  Michter”s produce whisky ampiamente apprezzati e di produzione limitata, soggetti a quote poiché la domanda ha superato l”offerta. È rinomata per il suo bourbon small batch, il bourbon single barrel, il single barrel rye e il whisky americano small batch. Per ulteriori informazioni, visitate www.michters.com, e seguiteci su InstagramFacebook, e Twitter.

Contatto: Joseph J. Magliocco
502-774-2300 x580
jmagliocco@michters.com

Foto – https://mma.prnewswire.com/media/655463/2018_Michter_s_10_Year_Bourbon.jpg 
Logo – https://mma.prnewswire.com/media/4586/michter_s_distillery__llc_logo_4734_21071_.jpg

LOUISVILLE, Kentucky, 21 marzo 2018 /PRNewswire/ — Dopo aver assaggiato le botti insieme al Maestro della maturazione di Michter”s Andrea Wilson, il Maestro distillatore di Michter”s Pamela Heilmann ha autorizzato l”introduzione sul mercato ad aprile 2018 dello Kentucky Straight Bourbon in barile singolo invecchiato 10 anni di Michter”s.

Come vendere vino negli USA

Come vendere vino negli USA

L’esportazione di vino negli Stati Uniti d’America, può rivelarsi una scelta vincente per i produttori vitivinicoli. Il mercato americano, subisce non poco il fascino dei prodotti enogastronomici italiani, associandoli nell’immaginario a qualcosa di qualità superiore. Già moltissime cantine hanno aperto un canale di vendita con gli USA e, stando ai recenti dati, c’è spazio anche per piccoli produttori e vini meno conosciuti, come ad esempio i vini dell’Etna o la malvasia di Bosa sarda. Se infatti marchi come Chianti, Brunello e Barolo, sono già molto noti nel mondo, è anche vero che la curiosità insita nella natura umana degli appassionati, porta ad esplorare altri prodotti che diano garanzia di qualità.

I requisiti del vino che si vuole esportare

E’ appunto la qualità il primo requisito che deve avere un vino che voglia essere presente sugli scaffali della grande distribuzione americana. Qualità del prodotto, packaging e una storia da raccontare, sono il mix ideale per vincere la diffidenza e spingere il consumatore all’approccio con vini meno conosciuti.

Il target di consumatori

Negli USA, la percentuale maggiore di consumatori di vino è costituita dai cosiddetti millenials, giovani tra i 20 e i 35 anni. Ma anche altre nelle fasce d’età, ci sono numerose persone che preferiscono un buon calice di vino alla birra o alla coca cola. Quando si va a preparare la storia ed il packaging del prodotto quindi, è bene tenere a mente queste statistiche per far presa sulla nicchia giusta. Negli Stati Uniti è d’abitudine consumare vino in diversi tipi di locali come wine bar, enoteche e ristoranti. Le persone spesso si danno appuntamento in questi posti per chiacchierare, per rilassarsi o per lavoro.

Il mercato del vino USA

Il mercato del vino americano, negli ultimi anni si sta sempre più popolando di prodotti locali, come il buonissimo vino della California, stato dal clima ideale per far crescere diverse tipologie di vigneti. Per questo, chi ha intenzione di esportare vino negli USA, dovrà fare i conti anche con questa realtà. C’è da precisare anche che in molti Stati Americani, essendo tra loro distanti anche migliaia di chilometri, si ha la tendenza di consumare un certo tipo di vino che con il clima e l’alimentazione si sposa meglio. Ecco quindi una nicchia interessante dove potersi inserire e fare business con il proprio vino.

Cosa sapere prima di cercare di vendere vino negli Stati Uniti

Ma quali sono le cose da sapere prima di tentare l’avventura americana? Ci rispondono gli esperti di Export America Group, società specializzata nell’import-export con gli USA. Innanzi tutto bisogna aver chiaro il proprio modello di business e focalizzare gli obiettivi. A seconda delle risorse disponibili si può scegliere di focalizzarsi su una singola area degli USA o sul mercato nazionale. Valutare poi il portafoglio dei vini. Il proprio vino è già conosciuto o non esiste sul mercato americano? In base a questo stabilire un’altra fetta della propria strategia. Si è poi in grado di registrare da soli il proprio vino presso la Food and Drug Administration USA? Senza questo passaggio, l’esportazione non può avvenire. Questa e altre fasi (tra cui la registrazione e classificazione del vino) possono essere effettuate avvalendosi di specialisti. In fine la distribuzione, ovvero la fase più complicata, dove bisogna destreggiarsi tra regolamenti, spedizione, tassazione e comunicazione B2B e B2C.

Vino Franciacorta, la tendenza che conquista tutti

Vino  Franciacorta, la tendenza che conquista tutti

Ad ogni evento o aperitivo che voglia fregiarsi del titolo di esclusività, appare un calice di Franciacorta.

Moda? Scoperta sensata? Alternativa all'ormai trito e ritrito Champagne?

Questo vino italiano da qualche anno è ormai tra i più richiesti o serviti nei locali di tendenza, e chiunque abbia frequentato qualche evento mondano oppure il corso degustazione vino Roma, avrà notato la sua presenza nella lista vini top.

Non un semplice spumante

È bene saperne di più, quindi, su questo vino che possiede delle caratteristiche ben definite, non semplicemente attribuibili ad uno spumante italiano classico che vuole rendersi alternativo per brindisi e pasteggi.

Anche se si tratta di un vino “bollicine” come vengono definiti i vini soggetti a spumantizzazione, questo vino possiede peculiarità tutte sue, e non può essere solo definito “lo Champagne italiano” come molti commentano alla sua degustazione.

La presenza di anidride carbonica e la morbidezza nel gusto, lo rendono certo vicino al suo modello francese, ma il Franciacorta deriva da una coltivazione ben differente.

Le Franche Corti, territorio in cui nasce questo vino, sono quelle situate tra Brescia e il Lago d'Iseo, in Lombardia, dove era in atto da secoli un'ampia coltivazione vitivinicola di Pinto Nero di Franciacorta.

Negli anni Sessanta si pensò che questo Pinot potesse solidamente reggere il confronto con il Pinot della Marne francese, e si inizio a coltivare e vinificare, in modo attento ai risultati di questi vini di qualità.

La produzione

Il disciplinare del Franciacorta, ovvero le regole secondo cui si può produrre questo vino, prescrivono che siano ammessi solo vitigni di Chardonnay o di Pinot Nero, a cui si possono aggiungere eventualmente uve del vitigno Pinot bianco, fino ad un massimo del 50% nella produzione.

La prima fase del fermento avviene con il lievito che mangia lo zucchero, trasformandolo in alcol, e formando successivamente anidride carbonica che, rimane sciolta all'interno della bottiglia data l'alta pressione.

Nel momento in cui si apre la bottiglia, l'anidride carbonica subisce un calo di pressione e torna allo stato gassoso, dando vita alle celebri bollicine

Nel Franciacorta la permanenza dei lieviti sul vino sarà molto lunga, 18 mesi per i multi-vintage e 30 mesi per i millesimati, le riserve arrivano a 60 mesi.

Ad oggi, il Franciacorta è annoverato tra i 10 vini di qualità europei insieme al Cava spagnolo e allo Champagne francese, e non necessita neanche di riportare la dicitura DOCG.

La tendenza di bere Franciacorta

Si tratta del vino prediletto dal mondo della moda, a Milano in particolare, è amato negli ambienti esclusivi del lusso, anche per il suo stile italiano – un vino senza trucco, elegante ed eccelso nella sua semplicità.

Strutturato ma delizioso al palato, risulta equilibrato tra l'acidità naturale e l'anidride carbonica contenuta, che crea un'effervescenza continua. Il suo profumo è ricco di note fruttate e sentori floreali, specie nei vini giovani, mentre un Franciacorta maturo potrà sprigionare note complesse tra spezie e frutta tostata, fino ai sentori di frutta rossa nel rosé.

Un vino raffinato, brillante anche al colore, e questo ne fa un must anche estetico…

Chi sceglie di bere Franciacorta, deve scegliere tra le qualità differenti, secondo il grado zuccherino, che va dai 3 grammi per litro del Nature, fino al 50 grammi per litro del Demi-sec.

Si può selezionare una degustazione vini con Franciacorta Nature, Extra Brut, Sec, Demi-sec e Pas dosé (senza aggiunta di zuccheri, versione secca e asciutta).

Tra i Franciacorta da scegliere ci sono anche i Satén (Brut), i Cuvée speciali, le Riserve, i Blanc de blancs, i rosé e i millesimati (prodotti da uve di un'unica annata).

Per chi deve selezionare il proprio Franciacorta preferito, ovviamente il consiglio è di assaggiarli tutti!

Il costo della qualità, le annate e i prezzi del Franciacorta

A seconda dell'annata e della tipologia di questo vino, il costo di una bottiglia ovviamente sarà vario, e sappiamo che le ottime annate arrivano anche intorno ai 100 euro, mentre un ottimo Satén può costare anche meno di 50 euro, e un Berlucchi Cuvée Imperiale Brut può anche essere accessibile intorno ai 30 euro.

Tra i più costosi Franciacorta c'è il celebre millesimato Ca' Del Bosco di Annamaria Clementi, o il Bellavista Riserva di Vittorio Moretti Extra Brut.

Dovendo scegliere tra quelli più accessibili, ci sono anche case di produzione come Enrico Gatti, il cui Franciacorta Satén millesimato si trova anche a 20 euro, oppure una Prima Cuvée Brut di Monte Rossa a circa 15 euro e un Franciacorta Pas Dosé Riserva Baiana delle Tenute La Montina a circa 30 euro.

Tra le case di produzione Franciacorta più celebri ci sono Ca' del Bosco, Mosnel e San Cristoforo, alla ribalta quest’ultimo anno per la loro qualità.

Abbinare il Franciacorta

Un vino che va servito spesso con aperitivi, crudité, salumi e formaggi morbidi, lieviti e pesce. Fresco, leggero, il suo sapore intenso accompagna bene degli sfizi, piuttosto che delle vere e proprie cene, anche se ben si abbina con carni bianche, primi e antipasti di pesce, in particolare crostacei e molluschi; ottimo anche con i carpacci di salmone e tonno, risotti mantecati.

Va servito a circa 4°C, in un calice ormai detto calice Franciacorta, studiato per esaltarne le caratteristiche, dalla forma a tulipano arrotondato e slanciata. In molti, però, pensato che anche una classica flute non sia da disprezzare, anzi esalti le bollicine che il calice Franciacorta non ravviva.

E il dubbio viene, perché senza bollicine… che brindisi di tendenza è?

Le cantine per il vino

Le cantine per il vino

Una cantina realizzata a regola d’arte deve avere necessariamente alcuni requisiti e canoni precisi relativi alla temperatura, alla luce, all’odore, allo stato di umidità e al posizionamento delle bottiglie. Produrre vino richiede quindi una certa attenzione riguardo i locali dove viene conservato e comporta la conoscenze di alcune tecniche in modo da aumentarne la qualità e il pregio.

Caratteristiche di una cantina

Per ottenere un ottimo vino è bene che la temperatura all’interno dei locali si mantenga costante per tutto l’anno in quanto i cambiamenti repentini influiscono sulla qualità del vino e portano a rapidi processi di ossidazione. Un metodo molto comune e ideale per mantenere la giusta temperatura è quello di creare una cantina di almeno 4 metri sotto il livello del suolo. Un altro importante elemento da tenere in considerazione riguarda il grado di umidità che va tenuto sotto controllo grazie alla consultazione di un igrometro, questo dovrebbe sempre mantenersi all’80% per assicurare una conservazione esemplare del prodotto. Anche la luce è rilevante per ottenere vini di qualità e l’ambiente ottimale è al buio in quanto la luce può provocare l’invecchiamento precoce del liquido. E’ essenziale poi che non siano presenti nell’ambiente odori sgradevoli in quanto il vino ha la capacità di assorbire altri odori alterandone così l’aroma originaria. Per ogni tipologia di vino esistono inoltre delle posizioni più adatte di altre, nel caso di spumanti ad esempio l’orientamento migliore è orizzontale, mentre per i vini giovani si consiglia una posizione verticale. In genere per sigillare le bottiglie vengono utilizzati i tappi in sughero che presentano rilevanti proprietà impermeabili e isolanti, la maggior parte di questi materiali provengono dal Mediterraneo e sono disponibili sul mercato a prezzi accessibili.

Le cantinette

E’ possibile creare cantine ad uso personale dentro la propria casa avendo cura di installare un apposito termometro in grado di mantenere la temperatura programmata tutto il giorno e la notte, l’importante è sempre mantenere un ambiente buio con aria fresca dando un attenzione particolare ai vini pregiati e da collezione. Le cantine per il vino devono essere situate sempre in un locale pulito che non presenta tracce di muffe sulle pareti, si può intervenire sugli intonaci usando calce spenta sciolta in acqua e contribuendo così ad un isolamento maggiore.

I migliori vini

I migliori vini pregiati provengono in larga parte da una produzione italiana e sono apprezzati in tutto il mondo, le Regioni conosciute per un’ottima produzione sono specialmente la Sicilia, la Sardegna, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia. Tra i vini sardi più apprezzati troviamo il tipico Cannonau di Sardegna e il Vermentino di Gallura, in Toscana abbiamo il Chianti Classico e il Brunello di Montalcino, in Emilia Romagna spicca il Lambrusco di Sorbara, in Liguria il tradizionale Cinque Terre, in Puglia il Salice Salentino, e via dicendo. Tutte queste specialità made in Italy sono prodotte selezionando le qualità più pregiate di uva e con una cura particolare alla loro conservazione in ambienti adatti e ricchi di umidità.

Rum Ron Zacapa, caratteristiche, qualità ed abbinamenti

Rum Ron Zacapa, caratteristiche, qualità ed abbinamenti

Il Rum Ron Zacapa è un distillato particolarmente apprezzato dai cultori di rum per via del suo processo di invecchiamento ad alta quota che lo rende un prodotto suggestivo e affascinante. Esso è il risultato di una combinazione unica del territorio, ponendosi come una valida alternativa ai rum industriali proprio per qualità e per relativi processi di fermentazioni dal carattere decisamente naturale. Infatti questo distillato rientra per caratteristiche e preparazione nella categoria dei rum agricoli. Il solo processo di invecchiamento risulta assai affascinante come anche le fasi della coltivazione delle canne da zucchero che devono essere curate solo in zone che hanno queste due caratteristiche, e cioè un suolo di origine vulcanica e un clima tropicale, che insieme determinano una altissima concentrazione zuccherina. La qualità del prodotto sarà dunque il frutto di un’attenta lavorazione dalla fase della coltivazione fino a quella del noto invecchiamento ad alta quota. Zacapa produce 4 differenti rum: il Ron Zacapa 23, il Ron Zacapa Edicion Negra, il Ron Zacapa XO della Solera Gran Reserva e il pregiato Ron Zacapa Royal.

Il primo, il Ron Zacapa 23, è un distillato estratto dal succo di canna da zucchero, invecchiato con il noto sistema Solera e cioè in botti di rovere che hanno in precedenza contenuto del bourbon whisky. Esso viene denominato 23 perché è ottenuto da una combinazione di rum invecchiati fino a 23 anni. Uno dei suoi punti di forza è la sua grande struttura aromatica con una leggera sensazione speziata che poi si trasforma in qualcosa di dolce nel finale di vaniglia e mandorla capace di avvolgere il palato con delicati sentori di sherry e legno.
Il secondo, il rum Zacapa Edicion Negra, è un’edizione speciale creata dalla Master Blender Lorena Vasquez, imbottigliato ad una gradazione di 43° rinomato per il suo carattere autorevole e per le sue note affumicate e per il suo gusto deciso ed intenso con un sentore dolce meno marcato, di legno e frutta secca con finale avvolgente di legno e tabacco. Il terzo, il Ron Zacapa XO, è particolarmente apprezzato per il suo gusto profondo ed elegante probabilmente perché nell’ultima fase dell’invecchiamento giace in barili di cognac francese che gli conferiscono quella personalità e quella finezza aromatica che lo collocano in una sfera superiore rispetto ai precedenti prodotti. Esso è ottenuto da una combinazione dei più pregiati rum invecchiati fino a 25 anni, con lo scopo di assicurare una perfetta armonia tra complessità e gusto. Ciò è reso possibile dalla qualità delle materie prime dato che questo rum è ottenuto partendo dal succo di canna da zucchero che viene fatto fermentare con lieviti di ananas. Generalmente queste tipologie di rum vengono abbinate a dolci al cioccolato, ma anche a gustosi maron glacès o a barrette di cioccolato alla vaniglia per esaltarne il gusto intrinseco.

L’Italia alcolica: ecco i drink più bevuti dagli italiani

L’Italia alcolica: ecco i drink più bevuti dagli italiani

Nonostante in Italia non si bevi quanto in alcuni paesi del nord Europa, anche noi abbiamo una notevole cultura del bere, legata stereotipicamente al vino e quelle bevute che si fanno dopo mangiato, in compagnia, con calma.
Ma la moda dell’aperitivo è arrivata e filtrata nella nostra cultura da un pezzo, ecco quindi il fioccare dei bar che offrono aperitivi ed apericene, assieme ad una vasta scelta di cocktail che si amplia sempre di più con il passare del tempo. Ma quali sono i drink che resistono nel cuore degli italiani? I più ordinati, a scapito delle mode?

Nel caso tu voglia imparare tutti i trucchi e i segreti per preparare questi e altri fantastici cocktail il nostro consiglio è quello di fare un percorso completo in una scuola barman Roma.

Vediamo insieme la lista completa:

Moijto

Un evergreen, uno dei cocktail più amati dallo scrittore Ernest Hemingway, il mojito vede la sua nascita nel bar “La Bodeguita del medio” a L’Avana, per opera del barman Angel Martinez nel 1942. Sembra che il nome derivi dal termine “Mojadito” che in spagnolo vuol dire bagnato.
Per fare il mojito:

  • 50 ml di rum bianco   
  • 6/8 foglie di menta
  • Acqua gassata
  • 2 cucchiaini di zucchero di canna
  • Ghiaccio

Negroni

Nato nella Firenze degli anni 20, sotto richiesta del conte Camillo Negroni che, stanco dell’Americano chiese al barman Fosco Scarselli una spruzzata di gin al posto del seltz nel suo aperitivo. Da quel momento in molti iniziarono a chiedere “L’Americano alla maniera del conte Negroni” fino a renderlo uno dei cocktail più conosciuti.

Per fare il Negroni:

  • 25 ml di London Dry Gin
  • 25 ml di Campari Bitter
  • 25 ml di vermouth rosso
  • Ghiaccio

Cuba Libre

Molte storie girano attorno all’invenzione di uno dei cocktail più ordinati al banco. La più famosa dice che il Cuba Libre nacque per festeggiare l’indipendenza di Cuba dalla Spagna, ottenuta grazie all’aiuto degli Stati Uniti. Si decise quindi di mescolare la Coca Cola, prodotto americano, con il rum, prodotto cubano per unire simbolicamente i due paesi.

Per fare il Cuba Libre:

  • 5 cl di rum bianco
  • 10 cl di Coca Cola
  • 1 cl di succo di lime
  • 1 fetta di lime

Piña Colada

La Piña Colada è un cocktail tipico di Porto Rico, dove si dice sia stata creata da Don Ramon Portas Mingot, che tentava di ideare un cocktail originale a base di frutta. Si pensa che comunque nei Caraibi fosse già conosciuta una variante chiamata Ananas Colada.

Per fare la Piña Colada:

  • 3 cl di rum bianco
  • 9 cl di succo di ananas
  • 3 cl di latte di cocco
  • Ghiaccio
  • 1 fetta di ananas per guarnire

Franciacorta DOCG: un’ eccellenza che inizia già  dal nome

Alla stessa stregua dello Champagne in Francia, il Franciacorta è l’unico spumante italiano che può legittimamente essere identificato con il solo nome, senza altri termini o parole qualificanti.

Un’eccellenza che inizia già dal nome di questo prodotto che risulta essere il primo ed unico spumante brut italiano, vinificato con il metodo della rifermentazione in bottiglia ad essersi fregiato, fin dal 1995, della Denominazione di Origine Controllata e Garantita, il riconoscimento più importante che viene riservato per un vino.

Questo vino è quindi un tutt’uno con una precisa regione geografica, la Franciacorta per l’appunto, dove nasce grazie alle vigne che crescono in questa particolare zona della provincia di Brescia e ai produttori che, distribuiti nei venti comuni che fanno parte del comprensorio che si identifica con questo prodotto, si identificano con la sua etichetta e con il particolare metodo di vinificazione.

Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, quest’ultimo fino ad un massimo del 50%, sono le uve che danno origine ad un connubio tra tipicità, territorio e metodo di produzione che ha pochi eguali nel mondo tanto da sottolineare in maniera marcata l’unicità del prodotto Franciacorta.

È possibile acquistare online qualsiasi Franciacorta DOCG in negozi come Origini che prestano un occhio attento ai vini provenienti dalla Lombardia, regione trainante dell’economia italiana, da sempre identificata con ampie aree di insediamenti industriali ma che vanta una vocazione vitivinicola da non sottovalutare, come l’eccellenza di questo spumante inconfondibile, prodotto con il Metodo Classico in una zona che presenta un microclima che grazie alla presenza del lago d’Iseo che mitiga un clima altrimenti rigido, e di brezze dovute alla vicinanza con la pianura Padana che evitano pericolosi ristagni di umidità.

Ci troviamo quindi di fronte ad un prodotto non replicabile, che racchiude al suo interno tradizioni e legami con il territorio d’origine, con un disciplinare severo che esclude dal riconoscimento come Franciacorta uve prodotte da vitigni presenti su terreni non adeguatamente soleggiati o posti a fondovalle, impianti in zone con mota umidità dovute alla vicinanza di torrenti, fiumi o ristagni d’acqua.

La vinificazione del Franciacorta DOCG, come già accennato precedentemente, avviene con il metodo tradizionale, quello della rifermentazione in bottiglia o Metodo Classico che poi risulta lo stesso utilizzato da tre secoli per lo Champagne, che prevede l’induzione del secondo processo di fermentazione (per un minimo di 18 mesi) attraverso l’introduzione di zuccheri e di selezionati lieviti con la conseguenza di avare l’anidride carbonica prodotta intrappolata fin dall’inizio in bottiglia.

Il disciplinare del Franciacorta prevede tre versioni di questo vino spumante: bianco, rosé e satèn, quest’ultima molto particolare ed unica che rivela impressioni gustative particolari, sensazioni più morbide e rotonde, quasi delicate e setose.

Caratterizzato da una spuma fine ed intensa, spiccatamente cremosa se parliamo del satèn, il Franciacorta DOCG distingue, in totale, cinque diverse tipologie:

  • Franciacorta
  • Franciacorta Satèn;
  • Franciacorta Rosé;
  • Franciacorta millesimato;
  • Franciacorta riserva

Dal colore trasparente e limpido, un finissimo perlage, profumi delicati ampi e persistenti il Franciacorta si presenta in tutta la sua unicità come uno degli spumanti più apprezzati al mondo, originale prodotto di una fertile regione collinare all’interno di una realtà territoriale proiettata con forza verso il terzo millennio come la Lombardia.

CUORE E GUSTO

 

 

Cuore e Gusto, Devis Pinto e Gabriel Davide Cucco, un fil rouge che lega con un linguaggio identico la cucina del nuovo Ristorante Cuore e Gusto, basata principalmente sulla materia prima, con il rito quotidiano della spesa che li porta fra le bancarelle del mercato, l’occhio attento ai prodotti della terra, la stagionalità della verdura e il pesce che arriva ogni giorno dalle barche dei pescatori.

Nel locale totalmente white parlano i colori e i sapori, in cucina piatti della tradizione arricchiti dalla ricerca e dalle nuove tecniche, tanta attenzione al contemporaneo ma l’occhio ben fermo alla storia, per non farsi fagocitare da tendenze destinate a diventare moda per venir poi abbandonate di lì a poco, piatti che parlano un linguaggio fatto di prodotti di mare e di terra, naturali, dove si trovano attente cotture e accostamenti rigorosi mirati alla valorizzazione di ogni ingrediente, e dove il “rispetto” per la natura diventa fondamento di ogni proposta, piatti tradizionali per un vero e proprio percorso di gusto  per una clientela  che desidera  provare consistenze e sapori nuovi.

Gabriel Davide Cucco, il Titolare, che esordisce dicendo:  amicizia, condivisione e buon cibo sono sempre andati di pari passo, ho esperienze diverse in giro per il mondo, per me il cibo è condivisione e creatività, tradizione e ricerca. Cuore e gusto, la cucina si fa con il cuore, coinvolgendo i ricordi, deve raccontare le esperienze di chi cucina ma anche i sogni, le emozioni, ogni piatto deve raccontare la passione e la competenza nella misura in cui è rappresentato come gustoso e invitante. Ho voluto creare Cuore e Gusto dove il cibo profumasse di terra, l’odore di casa mia, dove rinasco mille volte, ogni volta che entro nel mio locale, trovo sapori antichi, che fanno parte della mia vita, che mi accompagnano in ogni evento cadenzando i momenti, fanno ridere la mia anima e mi accompagnano fra la gente.

E ci presenta il giovane chef Devis Pinto, il paradigma di una cucina semplice, figlia della memoria, i prodotti al centro del piatto, segnati con eleganza da tocchi d’inventiva, una cucina eccezionale di cui il giovane chef è padrone, una base di cucina classica con la sorpresa di piccole variabili geniali per sapori inattesi, il filetto di maiale in crosta di sesamo con coulis di melograno e infuso di gingseng, ribes e vaniglia, le sfumature di un calamaro, l’uovo tra sogno o realtà, il baccalà in sous-vide, con i coralli di mare, il Brownie a cui non puoi resistere, lo chef è la testimonianza di come la cucina, interpretata con fantasia, possa trasformare i piatti della tradizione in momenti di emozioni e che la cucina stessa, come l’arte, sia la cultura di un popolo e di come un talento innato possa emergere in autonomia, al di là di guide e  stampa di settore, un talento innato per trasformare antichi sapori in nuove e voluttuose emozioni.

Ristorante Cuore e Gusto

Via Codigoro 30 – 06/52378038

Roma, zona Vitinia

Testo: Cristina Vannuzzi

Crediti ph: Stefano Mileto

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