Non ci vedi più dalla fame? Ordinare la cena online non è mai stato così facile.

 

La fame non ti dà tregua e il cibo è il tuo pensiero fisso? Niente paura: oggi più che mai tutte le tue voglie culinarie saranno soddisfatte solo con un clic. Basta affidarsi ad uno dei tanti servizio di consegna di cibo a domicilio online che non verranno in vostro soccorso quando l’appetito busserà, che si tratti di sushi, vegetariano, hamburger o messicano che sia. Ordinare la tua cena o il tuo pranzo non è mai stato così veloce e semplice, per non dire addirittura immediato: non avravi bisogno di infilare le scarpe e uscire di casa poiché cioè che ti separa dal tuo cibo preferito è un clic.

Che si tratti di una fame atavica o di un leggero languorino, che tu debba rimediare la cena per l’intera tribù familiare o concederti semplicemente una coccola in solitaria, oggi sempre più puoi ordinare online il tuo pasto e riceverlo in pochi minuti comodamente a casa tua.

Non solo nelle grandi città come Milano, Torino e Roma ma anche nei centri minori sono attivi servizi di consegna di cibo a domicilio.

Il più blasonato e sulla bocca di tutti è Justeat, servizio su larga scala che vanta il più elevato numero di cucine diverse da tutto il mondo: tra i menù di Justeat potrete trovare pizza, cibo cinese, giapponese, sushi, messicano, afgano e chi più ne ha più ne metta. Tutto quello che vi si richiede di fare è inserire il vostro indirizzo per trovare il locale più vicino a voi, pagare online e aspettare che il campanello di casa suoni comodamente seduto sul divano.

Mentre a livello locale troverete servizi molto efficienti e concentrati sul servizio al cliente e alla sua soddisfazione, grazie alla presenza di locali affiliati eccellenti e di grande qualità, alle consegne puntuali e ad un efficiente servizio di customer care. Attivo soprattutto tra le province di Rimini e Pesaro, troverete ad esempio il nome di Take2me.it, servizio di consegna di cibo a domicilio nato da una realtà giovane e frizzante di Riccione, praticamente la patria dell’accoglienza e del mangiare bene della tradizione romagnola.

Quindi se risiedete in zona o siete nelle Riviera Romagnola in vacanza e non avete voglia di uscire per cena o pranzo, le alternative su Take2me.it sono davvero numerose e tutte molto appetitose: non può mancare la classica piadina, declinata in tutte le sue versioni, la pizza, il sushi, il pesce, il fritto e molto altro ancora.

E voi, avete già trovato il servizio che fa per voi nella vostra città?

 

Le pietanze nelle tradizione romana: tra storia e sapori

 

Roma è da sempre meta di turisti provenienti da tutto il mondo. La città da sempre attrae molta gente, principalmente per le opere d’arte  infatti rappresenta un museo a cielo aperto.

Ogni anno e in ogni stagione, principalmente in primavera, si registra il tutto esaurito negli hotel di Roma posizionati in centro storico ma anche nelle periferie. Negli ultimi anni, per soddisfare al meglio le esigenze dei visitatori molte strutture hanno puntato anche sulla gastronomia locale. Partendo dall’importanza della cucina italiana nel mondo vengono riproposte pietanze “storiche” della tradizione, con le materie prime del territorio spesso rivisitate in chiave moderna.

I piatti romani o meglio romaneschi, vantano una tradizione millenaria; tra i pìù conosciuti troviamo la carbonara, la coda alla vaccinara, la vignarola, i carciofi alla romana e alla giudia, la pajata.

La vignarola è un piatto le cui origini risalgono al XVII secolo, il nome deriva dal termine vignarolo cioè ortolano. Si tratta di un piatto povero, probabilmente ideato nella zona di Velletri, terra di estesi vigneti. Nella versione classica viene preparata con fave, piselli, cipolla e succo di limone, quella più elaborata prevede l’aggiunta di carciofi e guanciale. La pietanza è di facile preparazione e per la stagionalità degli ingredienti è tipicamente primaverile.

Un altro piatto tipico della città di Roma, sono i carciofi alla romana. Vanno annoverati trai i contorni, sono preparati con la qualità “mammole” che è priva di spine. La pietanza si prepara con l’aggiunta di un trito di aglio, sale, pepe e mentuccia.

E’ proprio quest’ultimo ingrediente che dà un sapore e profumo particolare al piatto. La caratteristica della pietanza è data dal fatto, che i carciofi sono serviti col gambo all’insù, un po’ come se dal piatto uscisse un bouquet.

Essi non vanno confusi con i carciofi alla giudia di matrice ebraica, i quali vengono aperti e fritti per ben due volte: a fine cottura  infatti le foglie dei carciofi assumono l’aspetto delle classiche chips.

Le massaie utilizzavano la “mammola” romana, il carciofo tipico del Lazio per preparare questo piatto, che veniva mangiato in particolar modo nel periodo della ricorrenza ebraica Kippur, chiamato “Festa dell’Espiazione”, dedicato alla preghiera

Dopo avere passato 24 ore di digiuno, gli ebrei solitamente mangiavano i carciofi che per questo motivo furono chiamati “alla giudia”. Oggi i turisti li gustano nelle trattorie tipiche che si trovano al Ghetto.

Altro classico molto apprezzato della cucina romana è la pasta alla carbonara. Le origini del piatto sono molto discusse. C’è chi dice che fosse consumato dai carbonari per rifocillarsi dopo la ricerca del carbone; c’è chi dice che arrivò in Italia dopo lo sbarco degli alleati nel ’44, con la distribuzione delle uova in polvere e pancetta, per sfamare le persone.

Gli ingredienti fondamentali sono le uova, il guanciale, il pecorino ed il pepe nero.

Il piatto è sostanzioso è molto saporito. Addirittura allo stesso, fu dedicato un film nel 2000, “ La Carbonara” di Luigi Magni, la cui trama vede una nobildonna caduta in disgrazia, proprietaria di una trattoria, in cui il piatto forte è la pasta alla carbonara, prendersi cura di un carbonaro.

La carbonara, rappresenta un segno distintivo dell’Italia, al punto che, è stata imitata in altri paesi, come la Francia, in cui la ricetta originale, veniva modificata con l’aggiunta di besciamella.

Un’eccellenza tra i piatti romaneschi è sicuramente la coda alla vaccinara. La coda del bovino è considerato la regina del “quinto quarto” insieme alle frattaglie e all’intestino. La coda veniva regalata, in quanto di poco valore, a chi si occupava della macellazione.

La ricetta fu creata nel rione Regola, il quartiere di Campo de’Fiori; la ricetta povera, oggi rivalutata viene servita nei migliori ristoranti romani.

La pajata invece è a base di intestino tenue del vitello da latte. La ricetta è di origini molto umili; nel 2001 a seguito dei casi di mucca pazza , fu vietata da Bruxelles. Solo nel 2015 l’uso dell’intestino in cucina, è stato nuovamente autorizzato.

Il piatto tipico, di solito è cucinato con salsa di pomodoro, olio, aglio, cipolla , lardo, chiodi di garofano, pepe e vino bianco. Con il sugo che si ottiene, vengono conditi i rigatoni. La pajata viene anche preparata con le patate ed arrosto.

 

 

Spagna: vini tipici da scoprire e assaporare

Al giorno d'oggi sono tante le modalità con cui trascorrere piacevoli serate in compagnia di amici o partner. Ci si può ritrovare in qualche abitazione magari con terrazzo panoramico per fare delle cene soprattutto in estate oppure, in inverno, in qualche locale cittadino, dove poter chiacchierare e divertirsi, anche in un ambiente un pò più riservato. Nelle grandi città come nei piccoli centri, molte possono essere le opportunità dove mangiare e divertirsi allo stesso tempo, un tipico esempio è l'Os Club a Roma. Locale moderno in cui passare piacevoli momenti, anche magari davanti ad un buon bicchiere di vino. Diversi sono quelli buoni italiani da assaporare, ma esistono anche alcuni stranieri da scoprire e molto gradevoli da gustare. La Spagna, da questo punto di vista, può vantare un'antica e prestigiosa tradizione. Andiamo a conoscere quindi quali sono i più famosi vini spagnoli, magari da gustare in piacevole compagnia durante una serata.

Proveniente dalla generosa terra di Castiglia e Leon è, ad esempio, il "Ribera del Duero". Un vino molto aromatico e gustoso, dalla gradazione alcolica non molto elevata (circa 11-12°), che possono accompagnare diversi piatti. Dal colore rosso o rosato, ha ottenuto il riconoscimento "Doc" nazionale. Altro rinomato vino, anch'esso con marchio Doc e conosciutissimo in tutto il mondo, è il "Rioja". Questo deriva da diversi vitigni sia dell'omonima provincia che di altre comunità locali limitrofe, tra cui alcune della Navarra e dei Paesi Baschi. Di questo vino esistono varie tipologie e qualità, tuttavia sono prodotti soprattutto i rossi, di cui il più celebre è il "Tempranillo", dalla tonalità rubino e dal sapore corposo ma elegante, da assaporare nella sua versione invecchiata.

Proviene invece dalla zona di Jerez de la Frontera, un vino liquoroso denominato "Jerez" (o anche Sherry o Xérès, in base a come sia conosciuto nelle diverse lingue). Molto rinomato e ad alta gradazione (circa 17°), possiede diverse varietà: Fino, Palo Cortado, Cream, Pedro Ximenes e Oloroso. I colori di questi tendono a variare, dal paglierino fino all'oro scuro, con un sapore corposo ed aromatico. Questo è un tipico vino apprezzatissimo se invecchiato. E' della zona catalana di Tarragona invece il "Priorato", un prodotto Doc di colore scuro granata, dal sapore deciso e aroma davvero intenso. Anche in queso caso, diverse persone preferiscono gustarlo nella sua versione invecchiata.

Ha ottenuto invece la qualifica "Dop" il vino-spumante "Cava", prodotto in diverse regioni e comunità locali spagnole (dalla Catalogna alla Navarra). Creato con un trattamento particolare, molto simile allo Champagne francese, e con l'utilizzo di diverse uve. Dal sapore molto accattivante e piacevole, si presenta con un colore giallo oro. Altro prodotto Dop è "La Mancha", proveniente dalla regione della Castiglia-La Mancia. La produzione vinicola si basa soprattutto su rinomati bianchi, tuttavia mostra eccellenze anche tra rosati e rossi. Con una gradazione alcolica media  (tra i 10° ed i 13°), si presentano con un gusto leggero ed aromatico.

   

I migliori distillati italiani

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Cosa c’è di più bello che sorseggiare un ottimo distillato in compagnia dei propri amici? Assolutamente nulla, riunirsi con le persone care è uno dei migliori piaceri della vita, ottimo modo per rilassarsi e divertirsi. Sono diversi i locali in cui è possibile degustare un buon bicchiere, fare due chiacchiere in un ambiente accogliente,vi consigliamo per esempio, in zona Pigneto, il Cohouse a Roma, o il Calice DiVino a Milano in cui è possibile anche assaggiare piatti originali di accompagnamento.

Come scegliere il distillato giusto

Scegliere il distillato che più appaga il proprio gusto non è facile, in commercio è possibile trovarne migliaia, quindi l’unico modo è assaggiarne diversi, ovviamente senza esagerare, per capire quale gusto si apprezza di più. Di seguito sono elencati alcuni tra i migliori distillati italiani, che hanno ricevuto degli importanti riconoscimenti a livello nazionale.

  • Grappa Moscato Fior d’Arancio, prodotta dalla distilleria F.lli Brunello, un’azienda che dal lontano 1980 realizza vini e distillati di prima qualità. Le parole d’ordine di questa famosa azienda  sono il rispetto e l’amore nei confronti del proprio territorio e della natura. Il punto di forza della distilleria è l’amore e la dedizione per il lavoro, all’interno dell’azienda, oltre che una parte della famiglia Brunello, è presente uno staff di esperti che hanno il solo scopo di realizzare prodotti di altissima qualità.

  • Grappa Peroni Amarone, prodotto realizzato dalla distilleria Personi Maddalena, che si trova a Franciacorta. L’azienda è oggi gestita dai figli, che sulle orme dei genitori, continuano a realizzare prodotti ottimi, come grappe, liquori, creme ecc. Ciò che rende unici i prodotti realizzati in questa distilleria è il sistema discontinuo a vapore, una tecnica ormai abbandonata da molti, ma che secondo la famiglia Personi è un modo valido ed efficiente per realizzare prodotti di eccelsa qualità.

  • Liquore di Nocciole, realizzato da Villa Laviosa, un’azienda che si trova nell’Alto Adige e che da anni produce prodotti ottimi, di qualità e dal gusto deciso.

  • Pilzer Acquavite di Albicocche, prodotto dalla distilleria Pilzer, azienda che vanta la presenza di lavoratori di un tempo che mettono tutta la loro passione, esperienza, amore e dedizione nella realizzazione di distillati dal sapore unico e inimitabile. L’azienda fu creata da mamma e papà Pilzer nel lontano 1956, oggi gestita dai figli, è un marchio molto conosciuto e apprezzato in Italia.

  • Uve bianche Gran Riserva, prodotto realizzato dalla distilleria Andrea da Ponte, un’azienda che dal lontano 1983 ha sempre dimostrato una particolare attenzione verso la natura utilizzando fonti di energia rinnovabili. La distilleria Andrea da Ponte è un marchio molto noto che produce vini e distillati di altissima qualità.

Scopriamo qualcosa su i cocktail

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Il cocktail è una tipologia di drink che non passa mai di moda e ogni locali come l’Art Cafe Roma deve avere dei baristi che siano in grado di preparare quelli che sono i cocktail più famosi al mondo, magari intrattenendo il cliente anche con delle acrobazie.

Top cocktail: i migliori del mondo

Ci sono tantissimi cocktail al mondo e soprattutto diverse varianti, che cambiano di paese in paese e che rendono questi cocktail un’esperienza di gusto unica, ma ce se ne sono alcuni che sono leggendari e considerati i più importanti al mondo.

Cosmopolitan

Questo drink è tipicamente americano e rappresenta il fatto di essere  cittadini del mondo e si caratterizza anche  per il tipo di bicchiere in cui viene versato, una coppetta oblungata da cocktail con la classica fetta di lime.

Gli ingredienti di questo cocktail sono:

  • 5 parti di vodka

  • 3 parti di cointreau

  • 2 parti di succo di lime

  • 3 parti di succo di ribes

  • Ghiaccio

Per preparare il cosmopolitan viene prese lo shaker e dopo aver versato gli ingredienti  nell’ordine: ghiaccio, vodka, cointreau, succo di ribes e succo di lime va shakerato fortemente e versato nel bicchiere.

Apple Martini

Uno dei cocktail più famosi del mondo, chiamato anche Melatini,  è uno dei tanti drink che vengono preparati con una base di Martini in cui risalta fortemente l’odore di mela ed è considerato uno degli aperitivi più bevuti al mondo.

La preparazione di questo cocktail è molto particolare infatti,  le coppette dove versare il contenuto vengono messe in freezer e poi scolate con l’acqua e poi si versa la vodka , il liquore alla mela e il cointreau e dopo aver mescolato viene usato il filtro dello strainer e infine si decora il tutto con una fettina di mela.

Cuba Libre

Tra i cocktail più bevuti nel nostro paese troviamo sicuramente il Cuba Libre, dedicato all’isola di Cuba dove è stato creato, secondo voci per festeggiare la liberazione dall’influenza spagnola avvenuta grazie agli Stati Uniti e così sono state unite due  bevande come rum e coca-cola che rappresentavano i due paesi.

Gli ingredienti all’interno del Cuba Libre sono:

  • 4/10 di rum bianco

  • 6/10 di coca cola

  • 1 fetta di limone

  • Ghiaccio

  • La prima cosa da fare quando si prepara un Cuba Libre è quella di mettere il  ghiaccio e poi versare il rum e la cola e mescolare e infine guarnire con una fetta di limone.

Mojito

Un altro drink che nasce sulle spiagge cubane è il Mojito, la bevanda più apprezzata dai giovani che si ritrovano in discoteca.

Il nome del cocktail deriva dal “mojo” un condimento cubano che viene usato per la marinatura e per preparare un ottimo mojito bisogna: versare lo zucchero di canna, la menta e il succo di lime e mescolare  e dopo si aggiunge il  ghiaccio e si comincia a pestare per far uscire l’aroma di menta e si versa il rum e si guarnisce il bicchiere con foglioline di menta.

 

 

Nuovo testo unico per il vino made in Italy

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La notizia tanto attesa è finalmente vicina: la nuova legge in materia di vino sta per avere il sì del Parlamento. Il settore  del resto, è di quelli importanti, perché ogni anno fa girare ben 14 miliardi di euro.

Qual'è la novità di questa nuova legge? Lo scopo è quello di semplificare la burocrazia e  rendere maggiormente e più facilmente fruibile questo settore di mercato così importante per il nostro paese. La legge unisce 90 normative diverse che finora hanno regolano il settore. Lo Non soltanto semplificazione, alla base di questa riforma ma anche spazio ai viticoltori per rilanciare il settore e dare slancio all'economia italiana. La valorizzazione di un prodotto tipico dell'eccellenza italiana e del made in Italy, acquistato non soltanto all'estero ma anche nel nostro stesso paese.

All'interno del testo normativo troviamo infatti anche il tema della protezione e della salvaguardia dei vigneti storici, soprattutto in vista di situazioni come il dissesto idrogeologico che mettono a rischio tutta la produzione.

Il 2016 sembra essere l'annata buona per il vino nel nostro paese, perché abbiamo sorpassato la Francia nel primato mondiale di produzione: circa 49 milioni di ettolitri, staccando Parigi che invece si ferma a  42,9 milioni di ettolitri.

La legge tratta anche il tema dell'enoturismo. L'enoturismo è una nuova branca del turismo davvero poco praticamente in Italia,m benché in realtà la richiesta dall'estero sia veramente grande. Sono moltissimi i turisti stranieri che vengono nel nostro paese per fare un tour delle migliori cantine. Molti, andando per feste o per i locali, uno su tutti la Vigna dei Cardinali Roma, richiedono la lista dei vini per capire quali prelibatezze gustare. A questo proposito, è bene anche accennare che il nuovo testo unico in materia di vini prevede anche di poter apporre l'etichetta Dop e Igp per i vini con le giuste caratteristiche.

Chissà che questa nuova normativa non possa dare un nuovo impulso non soltanto al settore del commercio ma a quello del turismo: ciò che manca alle strutture che si pongono nella branca dell’enoturismo è il network: il panorama infatti è estremamente frammentato, occorre un brand, o una rete in gradi di far collegare le cantine, gli hotel, gli autotrasporti in modo tale da poter sfruttare questo enorme potenziale in maniera migliore e più fluida.

Infine, con la nuova legge si da vita allo schedario viticolo, nel quale occorrerà registrare il proprio vigneto, al fine di creare una sorta di database nazionale rafforzare il settore.

Fermentazioni: il festival della birra alle Officine Farneto

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Dal 16 al 18 settembre 2016, le Officine Farneto Roma hanno ospitato la manifestazione “Fermentazioni”, una kermesse di tre giorni dedicata ai produttori italiani di birra artigianale. La manifestazione ha trovato nelle Officine Farneto il luogo ideale grazie ai suoi spazi enormi: ben 1100 m2 di stand, ristorazione e musica. Le Officine nascono negli anni ’40 come Magazzini per il Foro Italico. Numerose sono state le modifiche che la struttura ha subito diventando prima una fabbrica di ceramiche e infine, l’attuale Spazio Eventi che ha mantenuto la forma originale della fabbrica, ma valorizzandola e riqualificandola in un locale unico nel suo genere. Le Officine Farneto ospitano, oggi, grandi eventi come sfilate di moda, convention, serate di galà, mostre d’arte, happening, feste private, spettacoli. La posizione favorevole – poco distante dallo Stadio olimpico – e il grande parcheggio sono i punti di forza di questa struttura sui generis.

Il festival della birra alle Officine Farneto

Una delle manifestazioni di maggior successo che si sono svolte alle Officine Farneto è la kermesse di tre giorni “Fermentazioni” dove 30 birrifici italiani hanno avuto lo spazio ideale per esporre e proporre un prodotto che in Italia sta registrando una crescita nei consumi: la birra artigianale.

Anche se l’Italia è il Paese del vino, la birra – soprattutto quella di qualità e dai sapori ricercati – trova un mercato che non è affatto di nicchia, ma espressione di arte, gusto e convivialità. Alla manifestazione hanno partecipato 30 birrai italiani tra giovani pionieri del gusto e artigiani della tradizione. Oltre alla degustazione, sono stati abbinate attività che ruotano intorno al mondo della birra: seminari, gastronomia, corsi di degustazione e presentazione dei macchinari. “Fermentazioni” abbina alla birra anche del buon cibo da strada che ne esalta il sapore: le consumazioni vanno a gettoni: hamburger 200 gr. salsiccia e broccoli (6 gettoni); hot dog, pasta della tradizione, pizza e mortadella (5 gettoni); patatine fritte, fritti vegetali  (3 gettoni). L’ingresso – di 10 € comprensivi di bicchiere – ha dato così l’accesso all’interno della manifestazione dove si è svolta anche una mostra fotografica a tema, un’area allestita per l’intrattenimento dei bambini e musica (che per “Fermentazioni 2016”  è stata curata dalla locale Radio Rock).

Le Officine Farneto sono state, così, il luogo ideale per ospitare questa kermesse anche grazie alla confortevole area lounge per l’accoglienza dei clienti – la Crystal Garden – caratterizzata da una tensostruttura trasparente arredata con comodi divanetti in eco-pelle, tavoli e un bancone, che funge da hall prima dell’ingresso che è a sua volta un locale nel locale, davvero originale e innovativo.

Street Food

Sta ormai spopolando la cultura dello street food di qualità, che coniuga le caratteristiche del cibo da strada con la scelta di ingredienti pregiati e spesso di ricette della tradizione locale. Non è un caso che molti giochino con l’italianizzazione del termine e si legga sempre più spesso l’espressione “strit fud”.

Non si contano i festival, le fiere, le esposizioni e gli eventi dedicati al tema, che spesso ospitano anche i numerosi produttori di birre artigianali, altro prodotto il cui mercato è in crescita negli ultimi tempi.

Partecipare a questi eventi è sempre molto divertente perché è l’occasione perfetta per passare del tempo all’aperto, in mezzo a tante persone e gustando dei piatti prelibati. Si possono incontrare i caratteristici furgoncini attrezzati che si trasformano in cucine: provengono da ogni parte della penisola e portano con sé tradizioni culinarie disparate e inoltre si sono sviluppati dei festival in cui vengono proposte anche delle cucine etniche.

Come funziona lo street food

Spesso all’interno di questi bei furgoncini troviamo dei giovani che, non potendo o non volendo affrontare le spese e le burocrazie legate all’apertura di un vero e proprio ristorante, decidono di attrezzarsi con una cucina ambulante e di diventare itineranti, stazionando in luoghi strategici della propria città (si pensi all’ora di pranzo in zone con molti uffici e aziende) oppure partecipando in giro per l’Italia a eventi sul tema.

Si tratta di un modo agile e dinamico di concepire la ristorazione, che consente di far proseguire le tradizioni gastronomiche locali, di cui il nostro paese è ricco, all’interno di una formula molto moderna, qual è quella del cibo da strada. Spesso, infatti, è molto semplice adattare un piatto tradizionale inserendolo in un panino, per assaporare il gusto tipico del  pranzo della domenica passeggiando per le vie della propria città.  In questo modo, inoltre, si può facilmente portare in giro per il paese e far conoscere la propria tradizione gastronomica.

Del resto, ormai lo street food è diventato una vera tendenza, tanto che spesso all’interno dei mercati rionali ci sono banchi che hanno deciso di adottare questa formula offrendo ai clienti, accanto ai propri prodotti di sempre, anche dei piatti veloci da consumare in loco.

Inoltre, sempre più spesso i locali Roma creano eventi sul tema, magari mettendosi d’accordo fra loro e magari anche con delle birrerie della zona, per organizzare pranzi o cene all’aperto in cui gustare le proprie cucine, rigorosamente senza posate.