Come vendere vino negli USA

Come vendere vino negli USA

L’esportazione di vino negli Stati Uniti d’America, può rivelarsi una scelta vincente per i produttori vitivinicoli. Il mercato americano, subisce non poco il fascino dei prodotti enogastronomici italiani, associandoli nell’immaginario a qualcosa di qualità superiore. Già moltissime cantine hanno aperto un canale di vendita con gli USA e, stando ai recenti dati, c’è spazio anche per piccoli produttori e vini meno conosciuti, come ad esempio i vini dell’Etna o la malvasia di Bosa sarda. Se infatti marchi come Chianti, Brunello e Barolo, sono già molto noti nel mondo, è anche vero che la curiosità insita nella natura umana degli appassionati, porta ad esplorare altri prodotti che diano garanzia di qualità.

I requisiti del vino che si vuole esportare

E’ appunto la qualità il primo requisito che deve avere un vino che voglia essere presente sugli scaffali della grande distribuzione americana. Qualità del prodotto, packaging e una storia da raccontare, sono il mix ideale per vincere la diffidenza e spingere il consumatore all’approccio con vini meno conosciuti.

Il target di consumatori

Negli USA, la percentuale maggiore di consumatori di vino è costituita dai cosiddetti millenials, giovani tra i 20 e i 35 anni. Ma anche altre nelle fasce d’età, ci sono numerose persone che preferiscono un buon calice di vino alla birra o alla coca cola. Quando si va a preparare la storia ed il packaging del prodotto quindi, è bene tenere a mente queste statistiche per far presa sulla nicchia giusta. Negli Stati Uniti è d’abitudine consumare vino in diversi tipi di locali come wine bar, enoteche e ristoranti. Le persone spesso si danno appuntamento in questi posti per chiacchierare, per rilassarsi o per lavoro.

Il mercato del vino USA

Il mercato del vino americano, negli ultimi anni si sta sempre più popolando di prodotti locali, come il buonissimo vino della California, stato dal clima ideale per far crescere diverse tipologie di vigneti. Per questo, chi ha intenzione di esportare vino negli USA, dovrà fare i conti anche con questa realtà. C’è da precisare anche che in molti Stati Americani, essendo tra loro distanti anche migliaia di chilometri, si ha la tendenza di consumare un certo tipo di vino che con il clima e l’alimentazione si sposa meglio. Ecco quindi una nicchia interessante dove potersi inserire e fare business con il proprio vino.

Cosa sapere prima di cercare di vendere vino negli Stati Uniti

Ma quali sono le cose da sapere prima di tentare l’avventura americana? Ci rispondono gli esperti di Export America Group, società specializzata nell’import-export con gli USA. Innanzi tutto bisogna aver chiaro il proprio modello di business e focalizzare gli obiettivi. A seconda delle risorse disponibili si può scegliere di focalizzarsi su una singola area degli USA o sul mercato nazionale. Valutare poi il portafoglio dei vini. Il proprio vino è già conosciuto o non esiste sul mercato americano? In base a questo stabilire un’altra fetta della propria strategia. Si è poi in grado di registrare da soli il proprio vino presso la Food and Drug Administration USA? Senza questo passaggio, l’esportazione non può avvenire. Questa e altre fasi (tra cui la registrazione e classificazione del vino) possono essere effettuate avvalendosi di specialisti. In fine la distribuzione, ovvero la fase più complicata, dove bisogna destreggiarsi tra regolamenti, spedizione, tassazione e comunicazione B2B e B2C.

Rum Ron Zacapa, caratteristiche, qualità ed abbinamenti

Rum Ron Zacapa, caratteristiche, qualità ed abbinamenti

Il Rum Ron Zacapa è un distillato particolarmente apprezzato dai cultori di rum per via del suo processo di invecchiamento ad alta quota che lo rende un prodotto suggestivo e affascinante. Esso è il risultato di una combinazione unica del territorio, ponendosi come una valida alternativa ai rum industriali proprio per qualità e per relativi processi di fermentazioni dal carattere decisamente naturale. Infatti questo distillato rientra per caratteristiche e preparazione nella categoria dei rum agricoli. Il solo processo di invecchiamento risulta assai affascinante come anche le fasi della coltivazione delle canne da zucchero che devono essere curate solo in zone che hanno queste due caratteristiche, e cioè un suolo di origine vulcanica e un clima tropicale, che insieme determinano una altissima concentrazione zuccherina. La qualità del prodotto sarà dunque il frutto di un’attenta lavorazione dalla fase della coltivazione fino a quella del noto invecchiamento ad alta quota. Zacapa produce 4 differenti rum: il Ron Zacapa 23, il Ron Zacapa Edicion Negra, il Ron Zacapa XO della Solera Gran Reserva e il pregiato Ron Zacapa Royal.

Il primo, il Ron Zacapa 23, è un distillato estratto dal succo di canna da zucchero, invecchiato con il noto sistema Solera e cioè in botti di rovere che hanno in precedenza contenuto del bourbon whisky. Esso viene denominato 23 perché è ottenuto da una combinazione di rum invecchiati fino a 23 anni. Uno dei suoi punti di forza è la sua grande struttura aromatica con una leggera sensazione speziata che poi si trasforma in qualcosa di dolce nel finale di vaniglia e mandorla capace di avvolgere il palato con delicati sentori di sherry e legno.
Il secondo, il rum Zacapa Edicion Negra, è un’edizione speciale creata dalla Master Blender Lorena Vasquez, imbottigliato ad una gradazione di 43° rinomato per il suo carattere autorevole e per le sue note affumicate e per il suo gusto deciso ed intenso con un sentore dolce meno marcato, di legno e frutta secca con finale avvolgente di legno e tabacco. Il terzo, il Ron Zacapa XO, è particolarmente apprezzato per il suo gusto profondo ed elegante probabilmente perché nell’ultima fase dell’invecchiamento giace in barili di cognac francese che gli conferiscono quella personalità e quella finezza aromatica che lo collocano in una sfera superiore rispetto ai precedenti prodotti. Esso è ottenuto da una combinazione dei più pregiati rum invecchiati fino a 25 anni, con lo scopo di assicurare una perfetta armonia tra complessità e gusto. Ciò è reso possibile dalla qualità delle materie prime dato che questo rum è ottenuto partendo dal succo di canna da zucchero che viene fatto fermentare con lieviti di ananas. Generalmente queste tipologie di rum vengono abbinate a dolci al cioccolato, ma anche a gustosi maron glacès o a barrette di cioccolato alla vaniglia per esaltarne il gusto intrinseco.

Giacomo Tachis e l’Enologia Colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata

Giacomo Tachis e l’Enologia Colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata

Ina D’Agata, direttore scientifico Vinitaly International Academy; Stevie Kim, Managing Director Vinitaly International; Ilaria Tachis, figlia di Giacomo Tachis; Giovanni Mantovani, Direttore Generale VeronafiereIna D’Agata, direttore scientifico Vinitaly International Academy; Stevie Kim, Managing Director Vinitaly International; Ilaria Tachis, figlia di Giacomo Tachis; Giovanni Mantovani, Direttore Generale Veronafiere

Verona, 13 aprile 2016 – “Dell’enologia colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata, fondata su un’eccezionale sensibilità”. Potrebbe esser questo l’incipit di un “testamento”, con i lasciti al mondo del vino di uno dei più grandi enologi italiani: Giacomo Tachis, più che l’uomo del “Rinascimento” del vino italiano, uno “scienziato”, che, in punta di piedi, con la sua professionalità, e passione per la conoscenza del passato, ha gettato le basi di ciò che si sarebbe compiuto, e compreso, solo più tardi. Cinquant’anni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore (Verona, 10-13 aprile; www.vinitaly.com), e sarà la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se l’enologia colta è, senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia, alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi più celebri “Super Italians”, i vini italiani “fuori dagli schemi” (in “Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie”, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona), ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dell’enologia italiana, e che rappresentano l’eredità tecnica di uno dei suoi “padri fondatori”.

Ilaria Tachis al Vinitaly 2016Ilaria Tachis al Vinitaly 2016

“I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis – ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Montovani – è un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche più intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalità straniere – prosegue Mantovani – non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo”.

Degustazione dedicata a Giacomo Tachis durante Vinitaly 2016:Degustazione dedicata a Giacomo Tachis durante Vinitaly 2016

Giacomo Tachis nel suo percorso professionale e umano ha sviluppato uno spirito rinascimentale perché non ha mai anteposto la tecnica all’anima della terra, piuttosto è rimasto con i piedi ben piazzati a terra, nella consapevolezza della forza della natura, con una visione dell’enologia non finalistica, ma olistica: produrre vino come una parte del Creato. Ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto “Rinascimento” del vino italiano – attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in un’immagine innovativa dell’Italia evocatrice di qualità – già in atto, forse in modo sotterraneo, fin dall’inizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta è la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello è uscito con l’annata 1971. Dalla Toscana, la sua patria d’adozione, fino a molti dei territori dell’Italia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dall’attrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo all’esplosione enoica dell’isola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi.

Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano tra i contributi più preziosi al successo dei nostri vini, metodologie ormai “codificate”, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dell’enologia moderna di Bordeaux. Dall’uso sistematico della fermentazione malolattica, per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse, all’invecchiamento in barrique, come vaso vinario in cui la micro-ossidazione è perfetta ed è data dall’equilibrio tra quantità di vino e superficie di contatto con il legno, dalla considerazione della catena terpenica per l’estrazione massima delle componenti aromatiche, che raccomandava doversi fare con le criomacerazioni, alla frequenza della luce per attivare la fotosintesi, su cui fondava la supremazia del vino italiano su quello francese, Tachis ha “risintonizzato” l’Italia enoica con i tempi.

Ma, soprattutto, ogni suo vino è stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna. Solo così la tradizione stessa diventa il vero strumento dell’innovazione. Enologo certo, ma Tachis è stato senz’altro qualcosa di più. Un umanista, che sapeva citare Archestrato di Gela, poeta della Magna Grecia, come fondatore della gastronomia. Un po’ alchimista e un po’ scienziato era non solo un grande conoscitore della chimica e della biologia, ma anche un curioso viaggiatore attraverso i sentieri della storia e della letteratura.

L’eredità più preziosa che Tachis ha lasciato all’enologia non è quindi uno strumento tecnico, un’innovativa formula chimica, ma un nuovo sguardo, figlio di occhi diversi, arricchito anche di cultura classica, di cui è una summa la sua biblioteca (donata alla Fondazione Chianti Banca e che sarà a breve a disposizione di tutti gli studiosi, e parte del catalogo della Biblioteca di San Casciano Val di Pesa): un patrimonio di oltre 3.500 volumi e documenti, accanto ai suoi manoscritti. Giacomo che si definiva “mescolatore di vini”, ci ha insegnato che lo studio principale dell’enologia dovrebbe fondarsi sull’“interpretazione umana dell’uva”, e, oseremmo dire di quella Terra, che da poco, lo ha pacificamente accolto.

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Fonte: Giacomo Tachis e l’Enologia Colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata

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Che vino bere d’estate?

 

Per chi ama il buon vino questo non può mancare nemmeno nella stagione più calda dell’anno, c’è chi per esempio in estate lo sostituisce con la birra perché sembra essere più dissetante e invece tocca sfatare questo mito. Se si è bravi a scegliere, anche il vino rosso può dissetare e dare un bel sollievo adattandosi a qualsiasi tipo di alimentazione del periodo.
Con l’arrivo dell’estate il nostro stile di vita cambia e con esso anche la nostra alimentazione  e con essa le bevande che amiamo bere. Cosa si preferisce bere in estate? Il vino bianco oppure uno spumante, che sono praticamente un luogo comune perché possono essere serviti con qualsiasi temperatura, caldo o freddo vanno sempre bene, in genere comunque in estate un bel bicchiere di vino bianco freddo è il massimo che si possa desiderare. Se parliamo dello spumante, frizzante, effervescente, è perfetto per l’estate perché abbastanza fresco e dissetante anche per l’aperitivo. A tavola invece è maggiormente consumato il vino spumante che riscuote ogni anno molto successo.
Il vino spumante o i rosati sono indicati per gli amanti del sapore fruttato e allora possiamo consigliare il Lambrusco o il Rabosello dal Veneto che sono i più conosciuti e nominati in tutto il mondo e in alternativa anche un Pignoletto frizzante o un Traminer entrambi gradevoli e molto leggeri adatti anche a chi non ama bere vino. Un altro vino adatto all’estate è il Prosecco, corposo ma non molto, dal sapore fruttato, dolce e delicato al palato, fresco e dissetante. Il Franciacorta per esempio è perfetto per accompagnare moltissimi cibi, un pranzo o una cena rustica, così come una cena delicata a base di pesce, disponibile bianco, rosè e satèn con gusto fruttato e note di fiori bianchi.
Altre scelte, non secondarie ma di pari livello, sono il Grillo Sicilia Igt, con un aroma tropicale con mango e papaia, gelsomino e fiori bianchi, l’idea per una cena estiva a base di pesce, ma anche soft con solo verdure. E’ ottimo anche come aperitivo. Poi si passa al Greco di Tofu, disponibile in due versioni “extrabrut” o “brut” da servire ad almeno 8 gradi, ottimo per i piatti freddi, per i primi o per le ricette di pesce poco elaborate.
Solitamente quando pensiamo ai vini rossi, immaginiamo una tipologia di vino molto pesante, imponente, in realtà bisogna saper scegliere in quanto la struttura del vino dipende tutta dall’uva, c’è per esempio quella a bacca rossa dalla quale nasce un vino leggerissimo, che si può bere in tutte le occasioni e a qualsiasi temperatura, quasi come i bianchi.
Contrariamente a quanto si pensa quindi possiamo affermare che a tavola i rossi non possono mai mancare se si vuole fare un perfetto abbinamento tra un buon bicchiere di vino e un pasto (ad esempio serale). L’unica cosa che è importante ricordare è che bere vino fa sicuramente bene al cuore, ma in quantità moderate perché come qualsiasi bevanda o alimento, se assunto in quantità elevate può recare danni all’organismo, quindi fate molta attenzione.

 

 

Spagna: vini tipici da scoprire e assaporare

Al giorno d'oggi sono tante le modalità con cui trascorrere piacevoli serate in compagnia di amici o partner. Ci si può ritrovare in qualche abitazione magari con terrazzo panoramico per fare delle cene soprattutto in estate oppure, in inverno, in qualche locale cittadino, dove poter chiacchierare e divertirsi, anche in un ambiente un pò più riservato. Nelle grandi città come nei piccoli centri, molte possono essere le opportunità dove mangiare e divertirsi allo stesso tempo, un tipico esempio è l'Os Club a Roma. Locale moderno in cui passare piacevoli momenti, anche magari davanti ad un buon bicchiere di vino. Diversi sono quelli buoni italiani da assaporare, ma esistono anche alcuni stranieri da scoprire e molto gradevoli da gustare. La Spagna, da questo punto di vista, può vantare un'antica e prestigiosa tradizione. Andiamo a conoscere quindi quali sono i più famosi vini spagnoli, magari da gustare in piacevole compagnia durante una serata.

Proveniente dalla generosa terra di Castiglia e Leon è, ad esempio, il "Ribera del Duero". Un vino molto aromatico e gustoso, dalla gradazione alcolica non molto elevata (circa 11-12°), che possono accompagnare diversi piatti. Dal colore rosso o rosato, ha ottenuto il riconoscimento "Doc" nazionale. Altro rinomato vino, anch'esso con marchio Doc e conosciutissimo in tutto il mondo, è il "Rioja". Questo deriva da diversi vitigni sia dell'omonima provincia che di altre comunità locali limitrofe, tra cui alcune della Navarra e dei Paesi Baschi. Di questo vino esistono varie tipologie e qualità, tuttavia sono prodotti soprattutto i rossi, di cui il più celebre è il "Tempranillo", dalla tonalità rubino e dal sapore corposo ma elegante, da assaporare nella sua versione invecchiata.

Proviene invece dalla zona di Jerez de la Frontera, un vino liquoroso denominato "Jerez" (o anche Sherry o Xérès, in base a come sia conosciuto nelle diverse lingue). Molto rinomato e ad alta gradazione (circa 17°), possiede diverse varietà: Fino, Palo Cortado, Cream, Pedro Ximenes e Oloroso. I colori di questi tendono a variare, dal paglierino fino all'oro scuro, con un sapore corposo ed aromatico. Questo è un tipico vino apprezzatissimo se invecchiato. E' della zona catalana di Tarragona invece il "Priorato", un prodotto Doc di colore scuro granata, dal sapore deciso e aroma davvero intenso. Anche in queso caso, diverse persone preferiscono gustarlo nella sua versione invecchiata.

Ha ottenuto invece la qualifica "Dop" il vino-spumante "Cava", prodotto in diverse regioni e comunità locali spagnole (dalla Catalogna alla Navarra). Creato con un trattamento particolare, molto simile allo Champagne francese, e con l'utilizzo di diverse uve. Dal sapore molto accattivante e piacevole, si presenta con un colore giallo oro. Altro prodotto Dop è "La Mancha", proveniente dalla regione della Castiglia-La Mancia. La produzione vinicola si basa soprattutto su rinomati bianchi, tuttavia mostra eccellenze anche tra rosati e rossi. Con una gradazione alcolica media  (tra i 10° ed i 13°), si presentano con un gusto leggero ed aromatico.

   

Viticoltura biologica e fasi lunari

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Molti produttori di uva da vino seguono oggi la viticoltura biologica che mette in pratica le esperienze naturali  appartenenti alla tradizione popolare affinché gli "antichi saperi" non vadano perduti e per ottenere  prodotti sani e di qualità, il tutto associando a questi ultimi gli ultimi ritrovati della scienza agricola. 

Una credenza, in modo particolare, viene ripresa, quella legata all’attività della luna che, si ritiene, influisca sull’agricoltura. Analogamente  a quanto avviene  in mare, la luna sarebbe all'origine di  fenomeni che, benché poco visibili, risultano essenziali per la flora terrestre.

I contadini hanno sempre tenuto in molta considerazione le fasi lunari nelle diverse pratiche agricole dedicandosi a semina, impianto, cura, raccolta e conservazione dei prodotti secondo le cadenze del calendario lunare ,sebbene la maggior parte degli esperti ritenga più importante, per la buona riuscita delle colture, l’osservanza di alcune regole tecniche e scientifiche ormai collaudate.

Le lunazioni del satellite naturale sono determinate dal suo moto di rotazione e dal concomitante moto di rivoluzione attorno al Pianeta e descrivono il ciclico cambiamento di posizione che viene ad assumere la Luna tra la Terra e il Sole. Il satellite compie il moto di rotazione attorno al proprio asse  in un periodo, chiamato mese siderale, coincidente con il tempo impiegato per portare a termine il moto di rivoluzione, pari a 27 giorni, 7 ore, 43 minuti e 12 secondi.

Le fasi lunari si ripetono nel cosiddetto mese sinodico, di circa 29 giorni, e consistono nelle quattro posizioni fondamentali che prendono il nome di Luna nuovaPrimo QuartoLuna PienaUltimo Quarto. Vi sono poi quattro posizioni intermedie: Luna crescente, Gibbosa crescente, Gibbosa calante e Luna calante. Ciascuna di queste ha la facoltà di condizionare la vita della campagna perché si presume che il movimento lunare nelle piante sia in stretta relazione con la circolazione della linfa. La luna crescente favorisce lo sviluppo e la crescita dei vegetali richiamando in superficie, sul fusto e sulle foglie,  i succhi vitali e rende alcuni periodi dell'anno favorevoli al raccolto. Con la luna calante, invece, la linfa si concentra nelle radici e il sottosuolo, divenendo ricco e fecondo, si prepara per la semina.

Il calendario lunare indica spesso anche i segni zodiacali in transito nel periodo che si desidera prendere in considerazione e, insieme all’agenda delle semine e dei raccolti, viene ad essere uno strumento utile per conoscere con assoluta certezza i tempi idonei ad impiantare un vigneto, a potare le viti, ad irrigare la vigna, a vendemmiare, a pigiare l’uva e a travasare il vino.

Nuovo testo unico per il vino made in Italy

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La notizia tanto attesa è finalmente vicina: la nuova legge in materia di vino sta per avere il sì del Parlamento. Il settore  del resto, è di quelli importanti, perché ogni anno fa girare ben 14 miliardi di euro.

Qual'è la novità di questa nuova legge? Lo scopo è quello di semplificare la burocrazia e  rendere maggiormente e più facilmente fruibile questo settore di mercato così importante per il nostro paese. La legge unisce 90 normative diverse che finora hanno regolano il settore. Lo Non soltanto semplificazione, alla base di questa riforma ma anche spazio ai viticoltori per rilanciare il settore e dare slancio all'economia italiana. La valorizzazione di un prodotto tipico dell'eccellenza italiana e del made in Italy, acquistato non soltanto all'estero ma anche nel nostro stesso paese.

All'interno del testo normativo troviamo infatti anche il tema della protezione e della salvaguardia dei vigneti storici, soprattutto in vista di situazioni come il dissesto idrogeologico che mettono a rischio tutta la produzione.

Il 2016 sembra essere l'annata buona per il vino nel nostro paese, perché abbiamo sorpassato la Francia nel primato mondiale di produzione: circa 49 milioni di ettolitri, staccando Parigi che invece si ferma a  42,9 milioni di ettolitri.

La legge tratta anche il tema dell'enoturismo. L'enoturismo è una nuova branca del turismo davvero poco praticamente in Italia,m benché in realtà la richiesta dall'estero sia veramente grande. Sono moltissimi i turisti stranieri che vengono nel nostro paese per fare un tour delle migliori cantine. Molti, andando per feste o per i locali, uno su tutti la Vigna dei Cardinali Roma, richiedono la lista dei vini per capire quali prelibatezze gustare. A questo proposito, è bene anche accennare che il nuovo testo unico in materia di vini prevede anche di poter apporre l'etichetta Dop e Igp per i vini con le giuste caratteristiche.

Chissà che questa nuova normativa non possa dare un nuovo impulso non soltanto al settore del commercio ma a quello del turismo: ciò che manca alle strutture che si pongono nella branca dell’enoturismo è il network: il panorama infatti è estremamente frammentato, occorre un brand, o una rete in gradi di far collegare le cantine, gli hotel, gli autotrasporti in modo tale da poter sfruttare questo enorme potenziale in maniera migliore e più fluida.

Infine, con la nuova legge si da vita allo schedario viticolo, nel quale occorrerà registrare il proprio vigneto, al fine di creare una sorta di database nazionale rafforzare il settore.

produrre la birra artigianale in casa: il metodo

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Perchè produrre la birra in casa

L' Homebrewing è un termine che tanti di voi avranno sicuramente sentito negli ultimi anni. Letteralmente si rifà al concetto di produzione di birra fai da te. Vuoi per la crescente crisi economica, vuoi per un gusto personale, si sta diffondendo sempre di più il metodo di produzione di birra fatta in casa. Oltre a farvi risparmiare, la produzione di birra casalinga permetterà di farvi controllare gli ingredienti utilizzati in modo da lavorare un prodotto sano e salutare nei limiti che una bevanda consente, con un sapere che varia in base ai lieviti utilizzati. Qui di seguito vi daremo dei suggerimenti per iniziare il percorso di produzione di birra artigianale.

Come fare la birra in casa con il kit birra

Innanzitutto la scelta del kit è fondamentale per capire il tipo di birra che si vuole realizzare. Inizialmente vi consigliamo di acquistare il kit in negozio se siete dei principianti. Il kit è fondamentale per fare la birra in casa, in questo modo infatti è possibile realizzare e produrre birra in casa in maniera semplice ed efficace. Grazie la produzione di birra in casa con il kit è possibile bere birra artigianale ad un prezzo bassissimo in quanto con circa €60 per un kit di produzione semplice si possono ottenere litri e litri di birra ogni volta che si vuole. È sufficiente preparare la birra, metterla nel kit, aspettare, e poi travasarla nelle bottiglie. Sarà poi possibile sberla nel tempo.

Ogni kit avrà degli accessori diversi. Pulire bene e con cura le varie parti del kit prima e dopo l'utilizzo. L'igiene è un fattore fondamentale soprattutto se la birra che producete verrà poi rivenduta in esercizi commerciali. Solitamente la pulizia avviene utilizzando la soda caustica o l'idrossido di sodio, i due migliori elementi. Scegliete con cura il lievito da utilizzare, questo dipenderà dal tipo di gusto che volete dare alla vostra birra. Non troverete i lieviti dovunque in quanto ogni lievito è venduto in specifici birrifici. L'acqua che utilizzerete per la produzione di birra è un fattore fondamentale, forse decisivo come avviene nella produzione del gelato, per questo scegliete bene e con cura tenendo conto delle proprietà presenti nei diversi tipi di acqua. Infine non potrà mancare tra i vostri accessori il densimetro, uno strumento necessario per controllare la densità della birra in fermentazione. Vi consigliamo di acquistare un densimetro a peso costante.

VINNATUR ROMA 2016

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DAL 12 AL 14 NOVEMBRE ARRIVANO A ROMA
78 VIGNAIOLI CHE DICONO “NO ALLA CHIMICA”

I LORO VINI SARANNO IN DEGUSTAZIONE ALL’EX CARTIERA LATINA, NEL PARCO DELL’APPIA ANTICA

Da sabato 12 a lunedì 14 novembre l’Associazione viticoltori naturali VINNATUR
porta a Roma 78 produttori di vino che dicono “NO ALLA CHIMICA” in vigna e in cantina.
Saranno oltre 300 i VINI NATURALI da degustare

SABATO 12, DOMENICA 13 E LUNEDÌ 14 NOVEMBRE si terrà a Roma, presso l’ex Cartiera Latina nel Parco Regionale dell’Appia Antica, il Salone dei vini naturali VINNATUR ROMA 2016.

L’evento, organizzato dall’Associazione Viticoltori Naturali VINNATUR, raccoglierà nella capitale ben 78 produttori di vino naturale provenienti da 13 regioni italiane, da Spagna, Slovenia e da alcune rinomate zone vitivinicole francesi, quali Champagne, Alsazia, Roussillon, Herault e Loira (elenco aggiornato consultabile QUI).

La suggestiva scenografia naturale del Parco dell’Appia Antica sarà il palcoscenico perfetto per accogliere questi vignaioli,donne e uomini,che mettono la natura al centro del loro mondo. Infatti, ciascuno dei produttori presenti ha scelto di coltivare le sue viti e di vinificare il suo vino senza l’aiuto della chimica, dicendo no a pesticidi e diserbanti, con l’obiettivo di produrre vino attraverso un’agricoltura sana e rispettosa dell’ecosistema e dell’uomo.

I visitatori potranno degustare oltre 300 vini provenienti dai territori vitivinicoli di tutta Italia, dai più noti ai meno conosciuti, ottenuti nella maggioranza dei casi da vitigni autoctoni, alcuni dei quali riportati a nuova vita dai coraggiosi vignaioli che hanno creduto nelle peculiarità delle loro terre.

Molto curato sarà anche il lato gastronomico del Salone grazie alla presenza di selezionati artigiani produttori di materie prime da abbinare all’assaggio dei vini.

Angiolino Maule, fondatore e attuale presidente VinNatur, spiega: – Abbiamo scelto di chiudere in bellezza questo 2016 organizzando per la prima volta un salone a Roma. Festeggeremo la fine della vendemmia e la conclusione di un anno molto importante per l’associazione. Sono stati 12 mesi intensi e ricchi di passi avanti verso gli obiettivi a noi più cari: la crescita come viticoltori naturali, grazie ai progetti di ricerca sul tema della fertilità biologica dei nostri terreni e sull’incremento della biodiversità in vigna, e soprattutto la trasparenza verso chi sceglie di bere i nostri vini. Infatti, il “Disciplinare di produzione del vino VinNatur”, approvato dall’assemblea dei soci nel luglio scorso, fissa le regole che ciascuno di noi è tenuto a rispettare in vigna e in cantina per poter appartenere all’associazione. Questo documento, corredato dal piano di controlli che ne garantisce il rispetto, pone le premesse fondamentali per offrire ai nostri clienti la garanzia che nelle nostre

bottiglie troveranno solo vini figli del rispetto del territorio, non dell’uso della chimica”.

Per approfondire questi temi, VinNatur organizza SABATO 12 NOVEMBRE, alle ore 11.00, un convegno/dibattito, alla presenza di esponenti del mondo scientifico e rappresentanti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, dal titolo “Vino naturale: dalle discussioni al disciplinare di produzione”.

 

Date: sabato 12, domenica 13 e lunedì 14 novembre 2016
Luogo: Ex Cartiera Latina, Parco dell’Appia Antica – indirizzo: via Appia Antica 42, Roma centro
Orari: sabato 14 – 19, domenica 11 – 19, lunedì 11 – 16
Quota socio sostenitore dell’associazione: Euro 15,00 con catalogo e calice da degustazione inclusi
Come arrivare/mezzi pubblici: Linee 118 e 218 che transitano su via Appia Antica,
linee 30, 160, 671, 714 che transitano su via Cristoforo Colombo.
Come arrivare/auto e parcheggi: ATTENZIONE, tutti i giorni lungo l’Appia antica, in entrambi i sensi di marcia, vige il divieto di sosta. PARK: solo nei giorni feriali Via Appia Antica 50 (accanto fontanella) max 40 posti. La domenica (Largo Galvaligi e dintorni), Via Cristoforo Colombo (Via C. Magni – Circonvallazione Ardeatina), via Capitan Bavastro, Largo Nerazzini, Piazza Galeria – Via Cilicia.

Info su www.vinnatur.org – FaceBook www.facebook.com/vinnatur/ – Twitter: @VinNatur

 

Fermentazioni: il festival della birra alle Officine Farneto

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Dal 16 al 18 settembre 2016, le Officine Farneto Roma hanno ospitato la manifestazione “Fermentazioni”, una kermesse di tre giorni dedicata ai produttori italiani di birra artigianale. La manifestazione ha trovato nelle Officine Farneto il luogo ideale grazie ai suoi spazi enormi: ben 1100 m2 di stand, ristorazione e musica. Le Officine nascono negli anni ’40 come Magazzini per il Foro Italico. Numerose sono state le modifiche che la struttura ha subito diventando prima una fabbrica di ceramiche e infine, l’attuale Spazio Eventi che ha mantenuto la forma originale della fabbrica, ma valorizzandola e riqualificandola in un locale unico nel suo genere. Le Officine Farneto ospitano, oggi, grandi eventi come sfilate di moda, convention, serate di galà, mostre d’arte, happening, feste private, spettacoli. La posizione favorevole – poco distante dallo Stadio olimpico – e il grande parcheggio sono i punti di forza di questa struttura sui generis.

Il festival della birra alle Officine Farneto

Una delle manifestazioni di maggior successo che si sono svolte alle Officine Farneto è la kermesse di tre giorni “Fermentazioni” dove 30 birrifici italiani hanno avuto lo spazio ideale per esporre e proporre un prodotto che in Italia sta registrando una crescita nei consumi: la birra artigianale.

Anche se l’Italia è il Paese del vino, la birra – soprattutto quella di qualità e dai sapori ricercati – trova un mercato che non è affatto di nicchia, ma espressione di arte, gusto e convivialità. Alla manifestazione hanno partecipato 30 birrai italiani tra giovani pionieri del gusto e artigiani della tradizione. Oltre alla degustazione, sono stati abbinate attività che ruotano intorno al mondo della birra: seminari, gastronomia, corsi di degustazione e presentazione dei macchinari. “Fermentazioni” abbina alla birra anche del buon cibo da strada che ne esalta il sapore: le consumazioni vanno a gettoni: hamburger 200 gr. salsiccia e broccoli (6 gettoni); hot dog, pasta della tradizione, pizza e mortadella (5 gettoni); patatine fritte, fritti vegetali  (3 gettoni). L’ingresso – di 10 € comprensivi di bicchiere – ha dato così l’accesso all’interno della manifestazione dove si è svolta anche una mostra fotografica a tema, un’area allestita per l’intrattenimento dei bambini e musica (che per “Fermentazioni 2016”  è stata curata dalla locale Radio Rock).

Le Officine Farneto sono state, così, il luogo ideale per ospitare questa kermesse anche grazie alla confortevole area lounge per l’accoglienza dei clienti – la Crystal Garden – caratterizzata da una tensostruttura trasparente arredata con comodi divanetti in eco-pelle, tavoli e un bancone, che funge da hall prima dell’ingresso che è a sua volta un locale nel locale, davvero originale e innovativo.