“VIN’ A TRANI”, LA CITTA’ CELEBRA IL VINO D’AUTORE

 

I produttori di tutta l’Italia nella “capitale” del buon vivere

Enologia e giornalismo ai tempi della macchina per scrivere

Domenica 26 marzo 2017

Palazzo Lodispoto / Palazzo San Giorgio

 

 

Esattamente come il buon vino che invecchia e con il tempo migliora. Così la manifestazione dedicata al vino nella città che con il vino si identifica da sempre. Torna, per il terzo anno consecutivo, “Vin’ a Trani”, l’avvenimento il cui nome è con l’apostrofo a forma di goccia e il simbolo è una cattedrale fatta di soli calici, insieme la declinazione in vernacolo di un invito e al tempo stesso la valorizzazione del prodotto tipico più famoso, marchio di fabbrica di un territorio.

“Vin’ a Trani” si candida a diventare uno degli appuntamenti immancabili del panorama italiano e internazionale, grazie alla capacità di innovare il programma e mantenere la tradizione di selezionare esclusivamente prodotti di qualità.

L’appuntamento, anzi il doppio appuntamento quest’anno, è per l’intera giornata di domenica 26 marzo. Per questa terza edizione, infatti, il caratteristico happening mondano dedicato alla degustazione e ai banchi di assaggio che si terrà a Palazzo San Giorgio, nel salotto buono della città, sarà preceduto da un appuntamento culturale di respiro nazionale.

All’interno del Polo Museale, nell’antico Palazzo Lodispoto che ospita il museo più grande d’Europa dedicato alla macchina per scrivere, le vecchie tastiere torneranno a vivere, toccate dalle dita di giornalisti specializzati del settore che in passato le utilizzavano come strumento del loro lavoro.

In pratica, esattamente come succedeva un tempo in una redazione di un giornale prima dell’arrivo dei computer, del digitale e di internet, comporranno un “pezzo” nel quale consegneranno i loro pensieri sulla città di Trani e sul vino, ispirati dalla bellezza della cattedrale romanica sul mare.

Il ticchettio delle macchine per scrivere e lo scenario mozzafiato renderanno il momento unico nel suo genere, addirittura irripetibile.

Sarà l’occasione per parlare di vino, con professionisti e semplici appassionati, ma anche per muoversi tra passato e presente, su come è cambiato il giornalismo, la comunicazione e naturalmente il mondo dell’enologia, non più solo un fenomeno di nicchia.

Storia e mondanità insieme, dunque, per una miscela che vuole diventare un format vero e proprio destinato a durare negli anni anche grazie al lavoro di esperti ed enologi che in un mercato in cui la domanda è in calo, riescono a proporre una selezione di altissimo livello, oggi più che mai indispensabile.

Ideata e organizzata da Francesca de Leonardis, consulente enogastronomica, e Michele Matera, titolare del ristorante “Corteinfiore”, “Vin’ a Trani” è l’occasione per mettere insieme i produttori di vino del territorio e quelli che vengono da più lontano. Ma anche per rendere concreta l’idea di destagionalizzazione del turismo da più parti auspicata per far vivere la città 12 mesi l’anno, non solo durante l’estate.

L’idea da cui si parte infatti è quella di accendere Trani, farla tornare ai fasti del passato, emozionare chi viene a visitarla, promuoverla a capitale del buon vivere. Non solo per i monumenti ma anche per le sensazioni che è capace di suscitare. Partendo proprio dal vino, simbolo di una città che deve vivere, nelle intenzioni degli organizzatori, 12 mesi l’anno senza interruzioni, come se la bella stagione durasse per sempre.

Per un’intera giornata il protagonista sarà il famoso “nettare degli dei”, come lo chiamavano gli antichi. E la scelta di Trani non è casuale. Si chiamavano “I Trani”, infatti, quelle botteghe della Milano “da bere” degli anni ’60 dove si poteva mangiare e stare in compagnia. “Scolando barbera”, cantava Giorgio Gaber in una sua famosa canzone chiamata proprio “Trani a go go”, ispirata ai momenti passati insieme ad artisti come Dario Fo, Enzo Jannacci, Adriano Celentano, Lino Banfi, e tanti altri.

Oltre 40 le cantine che esporranno i loro prodotti, addirittura il doppio rispetto alla seconda edizione. La richiesta di partecipazione da parte dei produttori dimostra l’importanza della manifestazione in un momento in cui è sempre più limitata la presenza agli innumerevoli eventi enogastronomici. Arrivano dalla Puglia naturalmente, e da diverse regioni italiane, in un ideale itinerario enologico e gastronomico. Non mancherà neppure il “moscato di Trani”, vero e proprio padrone di casa, e l’angolo del food, con le eccellenze gastronomiche del territorio.

Insieme ci saranno le sigle di Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) e Ais (Associazione Italiana Sommelier). Il partner sociale, come lo scorso anno, sarà Made in Carcere, l’iniziativa nata nel 2007 da un’idea di Luciana Delle Donne, fondatrice di Officina Creativa, una cooperativa sociale, non a scopo di lucro, che dà lavoro alle detenute. Le donne impegnate nel progetto producono manufatti “diversa(mente) utili”, dalle borse agli accessori originali e colorati.

 

Per accrediti stampa:

vin_a_trani@libero.it

347/6524784

www.facebook.com/vinatrani

 

Che vino bere d’estate?

 

Per chi ama il buon vino questo non può mancare nemmeno nella stagione più calda dell’anno, c’è chi per esempio in estate lo sostituisce con la birra perché sembra essere più dissetante e invece tocca sfatare questo mito. Se si è bravi a scegliere, anche il vino rosso può dissetare e dare un bel sollievo adattandosi a qualsiasi tipo di alimentazione del periodo.
Con l’arrivo dell’estate il nostro stile di vita cambia e con esso anche la nostra alimentazione  e con essa le bevande che amiamo bere. Cosa si preferisce bere in estate? Il vino bianco oppure uno spumante, che sono praticamente un luogo comune perché possono essere serviti con qualsiasi temperatura, caldo o freddo vanno sempre bene, in genere comunque in estate un bel bicchiere di vino bianco freddo è il massimo che si possa desiderare. Se parliamo dello spumante, frizzante, effervescente, è perfetto per l’estate perché abbastanza fresco e dissetante anche per l’aperitivo. A tavola invece è maggiormente consumato il vino spumante che riscuote ogni anno molto successo.
Il vino spumante o i rosati sono indicati per gli amanti del sapore fruttato e allora possiamo consigliare il Lambrusco o il Rabosello dal Veneto che sono i più conosciuti e nominati in tutto il mondo e in alternativa anche un Pignoletto frizzante o un Traminer entrambi gradevoli e molto leggeri adatti anche a chi non ama bere vino. Un altro vino adatto all’estate è il Prosecco, corposo ma non molto, dal sapore fruttato, dolce e delicato al palato, fresco e dissetante. Il Franciacorta per esempio è perfetto per accompagnare moltissimi cibi, un pranzo o una cena rustica, così come una cena delicata a base di pesce, disponibile bianco, rosè e satèn con gusto fruttato e note di fiori bianchi.
Altre scelte, non secondarie ma di pari livello, sono il Grillo Sicilia Igt, con un aroma tropicale con mango e papaia, gelsomino e fiori bianchi, l’idea per una cena estiva a base di pesce, ma anche soft con solo verdure. E’ ottimo anche come aperitivo. Poi si passa al Greco di Tofu, disponibile in due versioni “extrabrut” o “brut” da servire ad almeno 8 gradi, ottimo per i piatti freddi, per i primi o per le ricette di pesce poco elaborate.
Solitamente quando pensiamo ai vini rossi, immaginiamo una tipologia di vino molto pesante, imponente, in realtà bisogna saper scegliere in quanto la struttura del vino dipende tutta dall’uva, c’è per esempio quella a bacca rossa dalla quale nasce un vino leggerissimo, che si può bere in tutte le occasioni e a qualsiasi temperatura, quasi come i bianchi.
Contrariamente a quanto si pensa quindi possiamo affermare che a tavola i rossi non possono mai mancare se si vuole fare un perfetto abbinamento tra un buon bicchiere di vino e un pasto (ad esempio serale). L’unica cosa che è importante ricordare è che bere vino fa sicuramente bene al cuore, ma in quantità moderate perché come qualsiasi bevanda o alimento, se assunto in quantità elevate può recare danni all’organismo, quindi fate molta attenzione.

 

 

Non ci vedi più dalla fame? Ordinare la cena online non è mai stato così facile.

 

La fame non ti dà tregua e il cibo è il tuo pensiero fisso? Niente paura: oggi più che mai tutte le tue voglie culinarie saranno soddisfatte solo con un clic. Basta affidarsi ad uno dei tanti servizio di consegna di cibo a domicilio online che non verranno in vostro soccorso quando l’appetito busserà, che si tratti di sushi, vegetariano, hamburger o messicano che sia. Ordinare la tua cena o il tuo pranzo non è mai stato così veloce e semplice, per non dire addirittura immediato: non avravi bisogno di infilare le scarpe e uscire di casa poiché cioè che ti separa dal tuo cibo preferito è un clic.

Che si tratti di una fame atavica o di un leggero languorino, che tu debba rimediare la cena per l’intera tribù familiare o concederti semplicemente una coccola in solitaria, oggi sempre più puoi ordinare online il tuo pasto e riceverlo in pochi minuti comodamente a casa tua.

Non solo nelle grandi città come Milano, Torino e Roma ma anche nei centri minori sono attivi servizi di consegna di cibo a domicilio.

Il più blasonato e sulla bocca di tutti è Justeat, servizio su larga scala che vanta il più elevato numero di cucine diverse da tutto il mondo: tra i menù di Justeat potrete trovare pizza, cibo cinese, giapponese, sushi, messicano, afgano e chi più ne ha più ne metta. Tutto quello che vi si richiede di fare è inserire il vostro indirizzo per trovare il locale più vicino a voi, pagare online e aspettare che il campanello di casa suoni comodamente seduto sul divano.

Mentre a livello locale troverete servizi molto efficienti e concentrati sul servizio al cliente e alla sua soddisfazione, grazie alla presenza di locali affiliati eccellenti e di grande qualità, alle consegne puntuali e ad un efficiente servizio di customer care. Attivo soprattutto tra le province di Rimini e Pesaro, troverete ad esempio il nome di Take2me.it, servizio di consegna di cibo a domicilio nato da una realtà giovane e frizzante di Riccione, praticamente la patria dell’accoglienza e del mangiare bene della tradizione romagnola.

Quindi se risiedete in zona o siete nelle Riviera Romagnola in vacanza e non avete voglia di uscire per cena o pranzo, le alternative su Take2me.it sono davvero numerose e tutte molto appetitose: non può mancare la classica piadina, declinata in tutte le sue versioni, la pizza, il sushi, il pesce, il fritto e molto altro ancora.

E voi, avete già trovato il servizio che fa per voi nella vostra città?

 

Le pietanze nelle tradizione romana: tra storia e sapori

 

Roma è da sempre meta di turisti provenienti da tutto il mondo. La città da sempre attrae molta gente, principalmente per le opere d’arte  infatti rappresenta un museo a cielo aperto.

Ogni anno e in ogni stagione, principalmente in primavera, si registra il tutto esaurito negli hotel di Roma posizionati in centro storico ma anche nelle periferie. Negli ultimi anni, per soddisfare al meglio le esigenze dei visitatori molte strutture hanno puntato anche sulla gastronomia locale. Partendo dall’importanza della cucina italiana nel mondo vengono riproposte pietanze “storiche” della tradizione, con le materie prime del territorio spesso rivisitate in chiave moderna.

I piatti romani o meglio romaneschi, vantano una tradizione millenaria; tra i pìù conosciuti troviamo la carbonara, la coda alla vaccinara, la vignarola, i carciofi alla romana e alla giudia, la pajata.

La vignarola è un piatto le cui origini risalgono al XVII secolo, il nome deriva dal termine vignarolo cioè ortolano. Si tratta di un piatto povero, probabilmente ideato nella zona di Velletri, terra di estesi vigneti. Nella versione classica viene preparata con fave, piselli, cipolla e succo di limone, quella più elaborata prevede l’aggiunta di carciofi e guanciale. La pietanza è di facile preparazione e per la stagionalità degli ingredienti è tipicamente primaverile.

Un altro piatto tipico della città di Roma, sono i carciofi alla romana. Vanno annoverati trai i contorni, sono preparati con la qualità “mammole” che è priva di spine. La pietanza si prepara con l’aggiunta di un trito di aglio, sale, pepe e mentuccia.

E’ proprio quest’ultimo ingrediente che dà un sapore e profumo particolare al piatto. La caratteristica della pietanza è data dal fatto, che i carciofi sono serviti col gambo all’insù, un po’ come se dal piatto uscisse un bouquet.

Essi non vanno confusi con i carciofi alla giudia di matrice ebraica, i quali vengono aperti e fritti per ben due volte: a fine cottura  infatti le foglie dei carciofi assumono l’aspetto delle classiche chips.

Le massaie utilizzavano la “mammola” romana, il carciofo tipico del Lazio per preparare questo piatto, che veniva mangiato in particolar modo nel periodo della ricorrenza ebraica Kippur, chiamato “Festa dell’Espiazione”, dedicato alla preghiera

Dopo avere passato 24 ore di digiuno, gli ebrei solitamente mangiavano i carciofi che per questo motivo furono chiamati “alla giudia”. Oggi i turisti li gustano nelle trattorie tipiche che si trovano al Ghetto.

Altro classico molto apprezzato della cucina romana è la pasta alla carbonara. Le origini del piatto sono molto discusse. C’è chi dice che fosse consumato dai carbonari per rifocillarsi dopo la ricerca del carbone; c’è chi dice che arrivò in Italia dopo lo sbarco degli alleati nel ’44, con la distribuzione delle uova in polvere e pancetta, per sfamare le persone.

Gli ingredienti fondamentali sono le uova, il guanciale, il pecorino ed il pepe nero.

Il piatto è sostanzioso è molto saporito. Addirittura allo stesso, fu dedicato un film nel 2000, “ La Carbonara” di Luigi Magni, la cui trama vede una nobildonna caduta in disgrazia, proprietaria di una trattoria, in cui il piatto forte è la pasta alla carbonara, prendersi cura di un carbonaro.

La carbonara, rappresenta un segno distintivo dell’Italia, al punto che, è stata imitata in altri paesi, come la Francia, in cui la ricetta originale, veniva modificata con l’aggiunta di besciamella.

Un’eccellenza tra i piatti romaneschi è sicuramente la coda alla vaccinara. La coda del bovino è considerato la regina del “quinto quarto” insieme alle frattaglie e all’intestino. La coda veniva regalata, in quanto di poco valore, a chi si occupava della macellazione.

La ricetta fu creata nel rione Regola, il quartiere di Campo de’Fiori; la ricetta povera, oggi rivalutata viene servita nei migliori ristoranti romani.

La pajata invece è a base di intestino tenue del vitello da latte. La ricetta è di origini molto umili; nel 2001 a seguito dei casi di mucca pazza , fu vietata da Bruxelles. Solo nel 2015 l’uso dell’intestino in cucina, è stato nuovamente autorizzato.

Il piatto tipico, di solito è cucinato con salsa di pomodoro, olio, aglio, cipolla , lardo, chiodi di garofano, pepe e vino bianco. Con il sugo che si ottiene, vengono conditi i rigatoni. La pajata viene anche preparata con le patate ed arrosto.

 

 

Spagna: vini tipici da scoprire e assaporare

Al giorno d'oggi sono tante le modalità con cui trascorrere piacevoli serate in compagnia di amici o partner. Ci si può ritrovare in qualche abitazione magari con terrazzo panoramico per fare delle cene soprattutto in estate oppure, in inverno, in qualche locale cittadino, dove poter chiacchierare e divertirsi, anche in un ambiente un pò più riservato. Nelle grandi città come nei piccoli centri, molte possono essere le opportunità dove mangiare e divertirsi allo stesso tempo, un tipico esempio è l'Os Club a Roma. Locale moderno in cui passare piacevoli momenti, anche magari davanti ad un buon bicchiere di vino. Diversi sono quelli buoni italiani da assaporare, ma esistono anche alcuni stranieri da scoprire e molto gradevoli da gustare. La Spagna, da questo punto di vista, può vantare un'antica e prestigiosa tradizione. Andiamo a conoscere quindi quali sono i più famosi vini spagnoli, magari da gustare in piacevole compagnia durante una serata.

Proveniente dalla generosa terra di Castiglia e Leon è, ad esempio, il "Ribera del Duero". Un vino molto aromatico e gustoso, dalla gradazione alcolica non molto elevata (circa 11-12°), che possono accompagnare diversi piatti. Dal colore rosso o rosato, ha ottenuto il riconoscimento "Doc" nazionale. Altro rinomato vino, anch'esso con marchio Doc e conosciutissimo in tutto il mondo, è il "Rioja". Questo deriva da diversi vitigni sia dell'omonima provincia che di altre comunità locali limitrofe, tra cui alcune della Navarra e dei Paesi Baschi. Di questo vino esistono varie tipologie e qualità, tuttavia sono prodotti soprattutto i rossi, di cui il più celebre è il "Tempranillo", dalla tonalità rubino e dal sapore corposo ma elegante, da assaporare nella sua versione invecchiata.

Proviene invece dalla zona di Jerez de la Frontera, un vino liquoroso denominato "Jerez" (o anche Sherry o Xérès, in base a come sia conosciuto nelle diverse lingue). Molto rinomato e ad alta gradazione (circa 17°), possiede diverse varietà: Fino, Palo Cortado, Cream, Pedro Ximenes e Oloroso. I colori di questi tendono a variare, dal paglierino fino all'oro scuro, con un sapore corposo ed aromatico. Questo è un tipico vino apprezzatissimo se invecchiato. E' della zona catalana di Tarragona invece il "Priorato", un prodotto Doc di colore scuro granata, dal sapore deciso e aroma davvero intenso. Anche in queso caso, diverse persone preferiscono gustarlo nella sua versione invecchiata.

Ha ottenuto invece la qualifica "Dop" il vino-spumante "Cava", prodotto in diverse regioni e comunità locali spagnole (dalla Catalogna alla Navarra). Creato con un trattamento particolare, molto simile allo Champagne francese, e con l'utilizzo di diverse uve. Dal sapore molto accattivante e piacevole, si presenta con un colore giallo oro. Altro prodotto Dop è "La Mancha", proveniente dalla regione della Castiglia-La Mancia. La produzione vinicola si basa soprattutto su rinomati bianchi, tuttavia mostra eccellenze anche tra rosati e rossi. Con una gradazione alcolica media  (tra i 10° ed i 13°), si presentano con un gusto leggero ed aromatico.

   

I migliori distillati italiani

{CAPTION}

 

Cosa c’è di più bello che sorseggiare un ottimo distillato in compagnia dei propri amici? Assolutamente nulla, riunirsi con le persone care è uno dei migliori piaceri della vita, ottimo modo per rilassarsi e divertirsi. Sono diversi i locali in cui è possibile degustare un buon bicchiere, fare due chiacchiere in un ambiente accogliente,vi consigliamo per esempio, in zona Pigneto, il Cohouse a Roma, o il Calice DiVino a Milano in cui è possibile anche assaggiare piatti originali di accompagnamento.

Come scegliere il distillato giusto

Scegliere il distillato che più appaga il proprio gusto non è facile, in commercio è possibile trovarne migliaia, quindi l’unico modo è assaggiarne diversi, ovviamente senza esagerare, per capire quale gusto si apprezza di più. Di seguito sono elencati alcuni tra i migliori distillati italiani, che hanno ricevuto degli importanti riconoscimenti a livello nazionale.

  • Grappa Moscato Fior d’Arancio, prodotta dalla distilleria F.lli Brunello, un’azienda che dal lontano 1980 realizza vini e distillati di prima qualità. Le parole d’ordine di questa famosa azienda  sono il rispetto e l’amore nei confronti del proprio territorio e della natura. Il punto di forza della distilleria è l’amore e la dedizione per il lavoro, all’interno dell’azienda, oltre che una parte della famiglia Brunello, è presente uno staff di esperti che hanno il solo scopo di realizzare prodotti di altissima qualità.

  • Grappa Peroni Amarone, prodotto realizzato dalla distilleria Personi Maddalena, che si trova a Franciacorta. L’azienda è oggi gestita dai figli, che sulle orme dei genitori, continuano a realizzare prodotti ottimi, come grappe, liquori, creme ecc. Ciò che rende unici i prodotti realizzati in questa distilleria è il sistema discontinuo a vapore, una tecnica ormai abbandonata da molti, ma che secondo la famiglia Personi è un modo valido ed efficiente per realizzare prodotti di eccelsa qualità.

  • Liquore di Nocciole, realizzato da Villa Laviosa, un’azienda che si trova nell’Alto Adige e che da anni produce prodotti ottimi, di qualità e dal gusto deciso.

  • Pilzer Acquavite di Albicocche, prodotto dalla distilleria Pilzer, azienda che vanta la presenza di lavoratori di un tempo che mettono tutta la loro passione, esperienza, amore e dedizione nella realizzazione di distillati dal sapore unico e inimitabile. L’azienda fu creata da mamma e papà Pilzer nel lontano 1956, oggi gestita dai figli, è un marchio molto conosciuto e apprezzato in Italia.

  • Uve bianche Gran Riserva, prodotto realizzato dalla distilleria Andrea da Ponte, un’azienda che dal lontano 1983 ha sempre dimostrato una particolare attenzione verso la natura utilizzando fonti di energia rinnovabili. La distilleria Andrea da Ponte è un marchio molto noto che produce vini e distillati di altissima qualità.

Viticoltura biologica e fasi lunari

{CAPTION}

Molti produttori di uva da vino seguono oggi la viticoltura biologica che mette in pratica le esperienze naturali  appartenenti alla tradizione popolare affinché gli "antichi saperi" non vadano perduti e per ottenere  prodotti sani e di qualità, il tutto associando a questi ultimi gli ultimi ritrovati della scienza agricola. 

Una credenza, in modo particolare, viene ripresa, quella legata all’attività della luna che, si ritiene, influisca sull’agricoltura. Analogamente  a quanto avviene  in mare, la luna sarebbe all'origine di  fenomeni che, benché poco visibili, risultano essenziali per la flora terrestre.

I contadini hanno sempre tenuto in molta considerazione le fasi lunari nelle diverse pratiche agricole dedicandosi a semina, impianto, cura, raccolta e conservazione dei prodotti secondo le cadenze del calendario lunare ,sebbene la maggior parte degli esperti ritenga più importante, per la buona riuscita delle colture, l’osservanza di alcune regole tecniche e scientifiche ormai collaudate.

Le lunazioni del satellite naturale sono determinate dal suo moto di rotazione e dal concomitante moto di rivoluzione attorno al Pianeta e descrivono il ciclico cambiamento di posizione che viene ad assumere la Luna tra la Terra e il Sole. Il satellite compie il moto di rotazione attorno al proprio asse  in un periodo, chiamato mese siderale, coincidente con il tempo impiegato per portare a termine il moto di rivoluzione, pari a 27 giorni, 7 ore, 43 minuti e 12 secondi.

Le fasi lunari si ripetono nel cosiddetto mese sinodico, di circa 29 giorni, e consistono nelle quattro posizioni fondamentali che prendono il nome di Luna nuovaPrimo QuartoLuna PienaUltimo Quarto. Vi sono poi quattro posizioni intermedie: Luna crescente, Gibbosa crescente, Gibbosa calante e Luna calante. Ciascuna di queste ha la facoltà di condizionare la vita della campagna perché si presume che il movimento lunare nelle piante sia in stretta relazione con la circolazione della linfa. La luna crescente favorisce lo sviluppo e la crescita dei vegetali richiamando in superficie, sul fusto e sulle foglie,  i succhi vitali e rende alcuni periodi dell'anno favorevoli al raccolto. Con la luna calante, invece, la linfa si concentra nelle radici e il sottosuolo, divenendo ricco e fecondo, si prepara per la semina.

Il calendario lunare indica spesso anche i segni zodiacali in transito nel periodo che si desidera prendere in considerazione e, insieme all’agenda delle semine e dei raccolti, viene ad essere uno strumento utile per conoscere con assoluta certezza i tempi idonei ad impiantare un vigneto, a potare le viti, ad irrigare la vigna, a vendemmiare, a pigiare l’uva e a travasare il vino.

Scopriamo qualcosa su i cocktail

{CAPTION}

Il cocktail è una tipologia di drink che non passa mai di moda e ogni locali come l’Art Cafe Roma deve avere dei baristi che siano in grado di preparare quelli che sono i cocktail più famosi al mondo, magari intrattenendo il cliente anche con delle acrobazie.

Top cocktail: i migliori del mondo

Ci sono tantissimi cocktail al mondo e soprattutto diverse varianti, che cambiano di paese in paese e che rendono questi cocktail un’esperienza di gusto unica, ma ce se ne sono alcuni che sono leggendari e considerati i più importanti al mondo.

Cosmopolitan

Questo drink è tipicamente americano e rappresenta il fatto di essere  cittadini del mondo e si caratterizza anche  per il tipo di bicchiere in cui viene versato, una coppetta oblungata da cocktail con la classica fetta di lime.

Gli ingredienti di questo cocktail sono:

  • 5 parti di vodka

  • 3 parti di cointreau

  • 2 parti di succo di lime

  • 3 parti di succo di ribes

  • Ghiaccio

Per preparare il cosmopolitan viene prese lo shaker e dopo aver versato gli ingredienti  nell’ordine: ghiaccio, vodka, cointreau, succo di ribes e succo di lime va shakerato fortemente e versato nel bicchiere.

Apple Martini

Uno dei cocktail più famosi del mondo, chiamato anche Melatini,  è uno dei tanti drink che vengono preparati con una base di Martini in cui risalta fortemente l’odore di mela ed è considerato uno degli aperitivi più bevuti al mondo.

La preparazione di questo cocktail è molto particolare infatti,  le coppette dove versare il contenuto vengono messe in freezer e poi scolate con l’acqua e poi si versa la vodka , il liquore alla mela e il cointreau e dopo aver mescolato viene usato il filtro dello strainer e infine si decora il tutto con una fettina di mela.

Cuba Libre

Tra i cocktail più bevuti nel nostro paese troviamo sicuramente il Cuba Libre, dedicato all’isola di Cuba dove è stato creato, secondo voci per festeggiare la liberazione dall’influenza spagnola avvenuta grazie agli Stati Uniti e così sono state unite due  bevande come rum e coca-cola che rappresentavano i due paesi.

Gli ingredienti all’interno del Cuba Libre sono:

  • 4/10 di rum bianco

  • 6/10 di coca cola

  • 1 fetta di limone

  • Ghiaccio

  • La prima cosa da fare quando si prepara un Cuba Libre è quella di mettere il  ghiaccio e poi versare il rum e la cola e mescolare e infine guarnire con una fetta di limone.

Mojito

Un altro drink che nasce sulle spiagge cubane è il Mojito, la bevanda più apprezzata dai giovani che si ritrovano in discoteca.

Il nome del cocktail deriva dal “mojo” un condimento cubano che viene usato per la marinatura e per preparare un ottimo mojito bisogna: versare lo zucchero di canna, la menta e il succo di lime e mescolare  e dopo si aggiunge il  ghiaccio e si comincia a pestare per far uscire l’aroma di menta e si versa il rum e si guarnisce il bicchiere con foglioline di menta.

 

 

Nuovo testo unico per il vino made in Italy

{CAPTION}

La notizia tanto attesa è finalmente vicina: la nuova legge in materia di vino sta per avere il sì del Parlamento. Il settore  del resto, è di quelli importanti, perché ogni anno fa girare ben 14 miliardi di euro.

Qual'è la novità di questa nuova legge? Lo scopo è quello di semplificare la burocrazia e  rendere maggiormente e più facilmente fruibile questo settore di mercato così importante per il nostro paese. La legge unisce 90 normative diverse che finora hanno regolano il settore. Lo Non soltanto semplificazione, alla base di questa riforma ma anche spazio ai viticoltori per rilanciare il settore e dare slancio all'economia italiana. La valorizzazione di un prodotto tipico dell'eccellenza italiana e del made in Italy, acquistato non soltanto all'estero ma anche nel nostro stesso paese.

All'interno del testo normativo troviamo infatti anche il tema della protezione e della salvaguardia dei vigneti storici, soprattutto in vista di situazioni come il dissesto idrogeologico che mettono a rischio tutta la produzione.

Il 2016 sembra essere l'annata buona per il vino nel nostro paese, perché abbiamo sorpassato la Francia nel primato mondiale di produzione: circa 49 milioni di ettolitri, staccando Parigi che invece si ferma a  42,9 milioni di ettolitri.

La legge tratta anche il tema dell'enoturismo. L'enoturismo è una nuova branca del turismo davvero poco praticamente in Italia,m benché in realtà la richiesta dall'estero sia veramente grande. Sono moltissimi i turisti stranieri che vengono nel nostro paese per fare un tour delle migliori cantine. Molti, andando per feste o per i locali, uno su tutti la Vigna dei Cardinali Roma, richiedono la lista dei vini per capire quali prelibatezze gustare. A questo proposito, è bene anche accennare che il nuovo testo unico in materia di vini prevede anche di poter apporre l'etichetta Dop e Igp per i vini con le giuste caratteristiche.

Chissà che questa nuova normativa non possa dare un nuovo impulso non soltanto al settore del commercio ma a quello del turismo: ciò che manca alle strutture che si pongono nella branca dell’enoturismo è il network: il panorama infatti è estremamente frammentato, occorre un brand, o una rete in gradi di far collegare le cantine, gli hotel, gli autotrasporti in modo tale da poter sfruttare questo enorme potenziale in maniera migliore e più fluida.

Infine, con la nuova legge si da vita allo schedario viticolo, nel quale occorrerà registrare il proprio vigneto, al fine di creare una sorta di database nazionale rafforzare il settore.

produrre la birra artigianale in casa: il metodo

{CAPTION}

Perchè produrre la birra in casa

L' Homebrewing è un termine che tanti di voi avranno sicuramente sentito negli ultimi anni. Letteralmente si rifà al concetto di produzione di birra fai da te. Vuoi per la crescente crisi economica, vuoi per un gusto personale, si sta diffondendo sempre di più il metodo di produzione di birra fatta in casa. Oltre a farvi risparmiare, la produzione di birra casalinga permetterà di farvi controllare gli ingredienti utilizzati in modo da lavorare un prodotto sano e salutare nei limiti che una bevanda consente, con un sapere che varia in base ai lieviti utilizzati. Qui di seguito vi daremo dei suggerimenti per iniziare il percorso di produzione di birra artigianale.

Come fare la birra in casa con il kit birra

Innanzitutto la scelta del kit è fondamentale per capire il tipo di birra che si vuole realizzare. Inizialmente vi consigliamo di acquistare il kit in negozio se siete dei principianti. Il kit è fondamentale per fare la birra in casa, in questo modo infatti è possibile realizzare e produrre birra in casa in maniera semplice ed efficace. Grazie la produzione di birra in casa con il kit è possibile bere birra artigianale ad un prezzo bassissimo in quanto con circa €60 per un kit di produzione semplice si possono ottenere litri e litri di birra ogni volta che si vuole. È sufficiente preparare la birra, metterla nel kit, aspettare, e poi travasarla nelle bottiglie. Sarà poi possibile sberla nel tempo.

Ogni kit avrà degli accessori diversi. Pulire bene e con cura le varie parti del kit prima e dopo l'utilizzo. L'igiene è un fattore fondamentale soprattutto se la birra che producete verrà poi rivenduta in esercizi commerciali. Solitamente la pulizia avviene utilizzando la soda caustica o l'idrossido di sodio, i due migliori elementi. Scegliete con cura il lievito da utilizzare, questo dipenderà dal tipo di gusto che volete dare alla vostra birra. Non troverete i lieviti dovunque in quanto ogni lievito è venduto in specifici birrifici. L'acqua che utilizzerete per la produzione di birra è un fattore fondamentale, forse decisivo come avviene nella produzione del gelato, per questo scegliete bene e con cura tenendo conto delle proprietà presenti nei diversi tipi di acqua. Infine non potrà mancare tra i vostri accessori il densimetro, uno strumento necessario per controllare la densità della birra in fermentazione. Vi consigliamo di acquistare un densimetro a peso costante.